Il territorio vulnerabile dell’autismo

Fra qualche giorno a Massascusa, frazione di Ceraso, si terrà il primo di una serie di incontri rivolti ai genitori dei bambini autistici: conoscenze psicoeducative, percorsi riabilitativi e tecniche di intervento, “cassetta degli attrezzi” per affrontare quella “fortezza”che è la mente dei bambini autistici di cui ci parlava Bruno Bettelheim nel suo straordinario libro sull’autismo infantile e la nascita del sé

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Continua il nostro viaggio con gli operatori e i volontari di Sodalis nel suo corpo sociale, un sottobosco solidale ricco come la biodiversità di questo pezzo di sud-Italia. Ad ogni nuova tappa vediamo cambiare il profilo umano di questo territorio, come una terra emersa che va disegnando un arcipelago. L’intento – ce lo siamo detti già ai blocchi di partenza di questa pagina – è quello di restituire la mappa di queste terre sommerse attraverso un percorso di conoscenza “porta a porta”. Oggi ci addentriamo in uno dei luoghi più vulnerabili, quello della genitorialità nelle famiglie con bambini autistici. Fra qualche giorno  si terrà un incontro a Massascusa, frazione di Ceraso, il primo di una serie rivolto ai genitori dei bambini autistici: conoscenze psicoeducative, percorsi riabilitativi e tecniche di intervento, “cassetta degli attrezzi” per affrontare quella “fortezza”che è la mente dei bambini autistici di cui ci parlava Bruno Bettelheim nel suo straordinario libro sull’autismo infantile e la nascita del sé.

Così agganciamo Luca, operatore itinerante per Sodalis, che segue la messa in opera della progettazione delle associazioni, giovane, 33 anni,  molto motivato, l’empatia con cui lavora rivela in realtà un occhio attento, quasi analitico dei comportamenti umani. Ci ricordiamo del suo rapporto con una di queste associazioni e gli chiediamo di condividere un po’ del suo sguardo.

“In un certo senso è vero che ho con loro un rapporto particolare. Li seguo come si fa per le associazioni. Ma si  tratta anche di supportarli”. E mentre parla mostrando foto e messaggi, non possiamo fare a meno di notare che questo rapporto tra il suo lavoro di monitoraggio e i genitori volontari  ha prodotto un elemento affettivo. Il linguaggio con cui comunica non è tecnico.

Me li sono accolti, dice. E fa un gesto, mima un abbraccio.

Nell’epoca della crisi di rappresentanza l’esperienza di Luca produce un risultato inaspettato, facendosi portavoce  di chi difficilmente mette a nudo la propria condizione. “Molti genitori mi dicevano che il territorio è difficile, che hanno dovuto avviare un percorso non solo organizzativo e informativo ma di accettazione e condivisione di questa nuova esperienza sul territorio. Poi, una volta avviato il percorso, nessuno si sente più solo”.

“La cooperazione è forza produttiva” diceva un grande vecchio. Ma parlava d’altro, del lavoro umano per l’impresa. A noi piace pensare che questo è vero soprattutto per l’umanità, e che l’impresa umana di essere genitori di bambini autistici ha bisogno di una grande cooperazione. Dovremmo fare un appello all’UNESCO, anzi, un proposta. Perché in fin dei conti la cooperazione è patrimonio dell’umanità.