Il virus scoperchia il bluff

Nel Salernitano l'epidemia terrorizza per il caos della Sanità. Viaggio nelle strutture sorrette soltanto dagli sforzi dei singoli

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È un viaggio all’inferno il racconto della Sanità salernitana al tempo del Coronavirus. Un quadro tragico che fa più paura del Covid 19, perché se nascesse un’alleanza tra il virus e la disorganizzazione che impera, e non è azzardato temerlo, ci troveremmo in un lazzaretto da terzo millennio, senza nessuna possibilità di uscirne. “C’è caos ovunque, con scaricabarili a ogni passo, ciò che viene fatto in queste ore è affidato alle mani e al coraggio di chi si dà da fare”, afferma sconsolato un paramedico di Cardiochirurgia del Ruggi, il maggiore ospedale del Salernitano dove si naviga a vista sperando che i ricoveri non aumentino. Nel suo reparto c’è una stanza di isolamento Covid al piano della terapia intensiva, ricavata in prossimità del reparto dedicato alla riabilitazione diretto fino a un po’ di tempo fa dal professor Vecchione, poi trasferito al “da Procida”. E c’è anche un’altra camera, in reparto, dedicata agli infetti, una precauzione che è stata presa dopo il falso caso dei giorni scorsi di un operato con sintomi apparentemente specifici, poi risultato negativo all’esame delle immunoglobuline (anticorpi)…

(La versione completa dell’articolo è sul Quotidiano del Sud di Salerno in edicola oggi)