Sospendere la vendita dell’Ilva al gruppo Arcelor Mittal. Questo l’obiettivo del Codacons e di 40 cittadini di Taranto che hanno presentato un ricorso straordinario al Consiglio di Stato. Al di là degli aspetti procedurali e dell’obiettivo teso ad ottenere la sospensione della procedura, il fine ultimo dei ricorrenti è quello di ottenere misure più stringenti in materia di tutela ambientale e, soprattutto, tempi di attuazione delle stesse più stringenti. Resta questo, infatti, uno degli aspetti più delicati della vicenda dell’Ilva di Taranto. Il piano di risanamento ambientale non ha mai incontrato il pieno consenso di associazioni e cittadini, in particolare critici sui tempi di attuazione delle misure giudicate indispensabili per la salvaguardia della salute di quanti vivono nei pressi del polo siderurgico tarantino.

Con il ricorso presentato ieri il Codacons ed i cittadini contestano “la violazione – come spiegato in una nota – delle norme sulla concorrenza e l’assenza sia di interventi migliorativi sul piano ambientale legati all’operazione di vendita, sia di indennizzi a favore dei cittadini e delle vittime dell’inquinamento. L’originario termine per l’attuazione degli interventi di risanamento, fissato a fine 2016, ha scoraggiato molte imprese a partecipare alla gara; il legislatore ha così deciso di procrastinare gli interventi ambientali di sei anni rispetto all’originario termine”. Inoltre per il Codacons “sia l’Anac sia l’Avvocatura dello stato nei propri pareri sottolineano come l’offerta in rilancio dell’altro concorrente, Acciaitalia, ad una lettura complessiva del disciplinare di gara, era ammissibile e, quindi, incombeva l’obbligo per i commissari straordinari Ilva di valutarla e che tale mancata valutazione sia rilevabile sotto il profilo dell’eccesso di potere ed avrebbe potuto giustificare un provvedimento di annullamento d’ufficio”. Di qui la richiesta al Consiglio di Stato di sospendere i provvedimenti impugnati e di ordinare il riesame degli stessi.