In attesa del raccolto maturiamo con Dio

La liturgia della Parola di domenica 19 luglio

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Nel suo campo il Signore cerca spighe, profezia di pane, non difetti o problemi, attende paziente la generosa fecondità; perciò, più che essere perfetti sollecita una coscienza illuminata e sincera. Gesù racconta tre parabole per mettere in guardia dallo scoraggiamento di una comunità che crede di essere grande. Nel descrivere il regno di Dio come società alternativa agli attuali parametri globalizzanti della società egli parla di grano, senape e lievito, del buon seme e non si scoraggia di fronte alla tossica zizzania sparsa di notte dal nemico dell’uomo. Lo zelo dei servi vorrebbe eliminare questi steli con chicchi dall’effetto narcotico, ma risulterebbe un’azione più pericolosa della stessa zizzania. È più saggio attendere il momento della maturazione, quando sarà palese dove è il buon grano. I discepoli non sono convinti e chiedono spiegazioni. Sollecitato Gesù dichiara che la rigidità di una comunità tutta di giusti può risultare pericolosa se dimentica che i confini tra giustizia e ingiustizia non sono sempre facilmente individuabili, ammonimento che deve far rivedere uno stile ecclesiastico intollerante, partigiano d’integralismi.
La risposta all’apparente inefficacia del Vangelo è data dalle parabole che rivelano il mistero di realtà nascoste da scoprire, accogliere, invocare, la pazienza dell’amore che prepara alla futura mietitura e ricorda che Dio non giudica prima del tempo. Il nostro cuore è come un pugno di terra dove è stato seminato buon seme ma, per l’esperienza quotidiana, si sente assediato da erbacce perché zolla nella quale s’intrecciano bene e male. Alcuni vorrebbero intervenire con mano pesante. Ma la prospettiva del Signore é diversa; non rivolge lo sguardo al male, come i servi della parabola, fissa il bene. La morale evangelica é invito a iniziare il pellegrinaggio verso la terra promessa, entrare nel Regno sereni e gioiosi per quanto di vitale, bello, buono Dio ha posto in noi, talenti che avranno la meglio sulla zizzania.
Gesù chiarisce il suo pensiero elaborando la metafora del granello di senape per richiamare l’attenzione sul momento iniziale e finale del processo di sviluppo della Parola. In principio il Regno appare minuscolo, ma il suo nucleo è dotato di una forza capace di crescita prodigiosa, che consente di sostenere ogni individuo desideroso di nidificare alla sua salutare ombra. La sua dinamica non va confusa col fascino del numero, del prestigio e del potere, prospettiva nella quale si colloca la similitudine del lievito: assorbito nella farina diviene la forza della pasta, opera proprio perché scompare in essa. Il lievito è il Regno che fa fermentare il mondo, a noi il compito di confonderci con la pasta senza il timore di perdere l’identità.
Le parabole di questa domenica invitano a riconoscere i tempi di Dio e praticare la tolleranza. Per alcuni è una risposta riduttiva al male, ma è la logica del Regno di Dio, opera del lievito che rende buono e profumato il pane. L’apparente silenzio di Dio di fronte al male è segno del suo stile misericordioso: non ha fretta perché gli uomini, testardi, diffidenti ed egoisti, hanno bisogno di tempi lunghi per maturare. Nell’attesa del raccolto consola l’ottimismo di Dio. Egli non si concentra sul male e sul peccato; privilegia il bene, sa che, dopo la notte, viene il mattino, al freddo dell’inverno segue il tepore primaverile e i fiori diverranno frutto. A noi spetta il compito di continuare ad essere lievito, riflesso di Dio per portare a maturazione il buon seme.