Hanno scritto pagine memorabili di storia dell’arte. Hanno ricostruito momenti, aspetti e personalità del mondo artistico italiano, in particolare meridionale. Hanno studiato e tirato dai cassetti polverosi della memoria tante opere e tanti artisti di cui poco o nulla si conosceva, facendoli “risorgere” all’attenzione della intera comunità degli studiosi e di coloro che amano l’arte. Parlo di due eminenti docenti universitari di storia dell’arte, morti nello stesso mese di aprile 2019: Ferdinando Bologna e Mario Alberto Pavone. Due professori veri, lontani dalle cronache mondane e salottiere del nulla, due ricercatori profondi, tra i più fini divulgatori della vicenda storico-artistica dell’Italia meridionale e anche del Salernitano. Tutta la comunità degli studiosi è in lutto. Una gravissima perdita per tutti coloro che hanno attinto ai consigli e alla guida illuminata dei due studiosi. Fu Ferdinando Bologna, negli anni Cinquanta del Novecento, a dare un fortissimo impulso allo studio dell’arte nella nostra provincia di Salerno, all’epoca più di qualunque altro. Poi Mario Alberto Pavone non è stato da meno con i suoi studi sulla pittura meridionale del XVII e soprattutto del XVIII secolo. Fu Ferdinando Bologna, con il compianto Vincenzo Pacelli a intuire e a scoprire la paternità del quadro forse più studiato e famoso dell’estremo periodo di vita di Caravaggio, il “Martirio di Sant’Orsola”, che ha incrociato il proprio destino con Eboli, dove si è conservato fino agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso, prima di essere venduto a una banca a Napoli. E si deve a Mario Alberto Pavone lo studio appassionato della personalità e dell’opera del pittore cilentano Paolo de Matteis, un artista di fama europea, un po’ come Luca Giordano, le cui opere sono documentate in Europa. Oggi, a raccogliere questa eredità di studi e di impegno è tutta la comunità degli storici dell’arte che li hanno amati e avuti, direttamente o indirettamente, come docenti, come guide imprescindibili che hanno tracciato un sentiero, ancora non del tutto esplorato. Entrambi facevano parte del Centro Studi sulla Civiltà Artistica dell’Italia Meridionale “Giovanni Previtali” e ne erano pilastri portanti, insieme al professore Francesco Abbate, che ne è stato fondatore e ancora attuale presidente, anche lui illustre ricercatore d’arte, docente universitario e autore di una monumentale Storia dell’arte nell’Italia Meridionale, in cinque volumi. La prima opera che ha fatto giustizia di un “silenzio” che… durava da secoli.
Orietta Rossi Pinelli, nel suo libro La storia delle storie dell’arte (Einaudi, Torino 2014) aveva scritto di Ferdinando Bologna, storico dell’arte attivissimo negli anni Settanta e Ottanta, quando «le mostre venivano pensate sia per coinvolgere il pubblico che per incrementare gli studi», nel periodo nel quale lo studioso pubblicò fondamentali studi sulla corte angioina di Napoli, nel 1969, o sulla cultura siciliana allo scadere dell’età medioevale, nel 1975, o, ancora, il magistrale studio su Napoli e le rotte mediterranee della pittura. Da Alfonso il Magnanimo a Ferdinando il Cattolico, pubblicato a Napoli nel 1977, a cura della Società Napoletana di Storia Patria.
Di Mario Alberto Pavone non possiamo non ricordare il suo studiatissimo libro sui Pittori napoletani del primo Settecento. Fonti e documenti (Napoli, Liguori 1997), un fortunatissimo manuale universitario che ricostruisce in modo analitico aspetti, protagonisti e opere del primo Settecento non solo a Napoli, ma anche opere d’arte presenti in tutta l’Italia meridionale e nell’Europa del tempo, soprattutto in rapporto con la Spagna. E prima ancora, di Pavone ricordiamo un altro fortunato e fondamentale contributo allo studio della pittura sacra legata al francescanesimo, il volume Iconologia francescana. Il Quattrocento (Ediart, Todi 1988) che resta un punto fermo negli studi sulla pittura religiosa dell’ordine di San Francesco, una ricerca che attraversa la penisola italiana, focalizzando l’attenzione a opere d’arte pittorica in cui sono presenti le figure del Santo di Assisi e di san Bernardino da Siena, con uno studio straordinario sul confronto iconografico tra i due santi. Sono solo alcuni esempi di opere che sono, e resteranno, un monumento per il progresso degli studi storico-artistici del nostro tempo, fonti di consultazione e di studio che ancora possono suggerirci strade da percorrere.