Inchiesta coop, scontro sull’incarico all’avvocato Cacciatore

Poco personale all'ufficio legale

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Il Comune di Salerno

Inchiesta sui bandi per le cooperative, dal Comune di Salerno incarico all’avvocato Cecchino Cacciatore: fioccano i malumori a Palazzo di Città. Sono diversi i dubbi, emersi durante una riunione della commissione Trasparenza, due giorni fa. A destare perplessità, non tanto il compenso (10.962 euro), pur elevato. L’onorario è considerato in linea col rango di Cacciatore, tra i penalisti più accorsati di Salerno. I dilemmi riguardano, anzitutto, il perimetro del mandato: è circoscritto alle indagini preliminari. Fase in cui la presunta parte offesa – l’amministrazione comunale, non ancora indicata come tale dalla Procura – ha un raggio d’azione molto limitato. Se il Comune fosse ritenuto parte offesa, all’atto dell’esercizio dell’azione penale, dovrebbe chiedere l’ammissione a costituirsi parte civile. E solo in quel momento diverrebbe parte processuale, con i connessi poteri, necessitando quindi dell’assistenza tecnica. Tutto questo, a tacer di un dato: il Comune ha già un settore avvocatura, come d’obbligo. Perché, dunque, rivolgersi ad un professionista esterno? «Il numero di risorse umane interne utilizzabili per assicurare la difesa dell’Ente è esiguo – sostiene la determina del dirigente Aniello Di Mauro – in relazione ai giudizi che complessivamente vedono coinvolta la P.A., con necessità talvolta di far ricorso a professionalità del libero Foro in presenza degli ulteriori presupposti previsti dalle norme di settore, come nella presente fattispecie, trattandosi di ambito con rilevanza penale». A dare l’input all’operazione, comunque, è il sindaco Napoli in persona. Una nota protocollata il 6 luglio, infatti, «ha espressamente richiesto allo scrivente – spiega Di Mauro-, a seguito di quanto discusso personalmente nonché in ragione della delicatezza della indagine ed al fine di acquisire la massima consapevolezza e coscienza dei fatti per poter poi determinarsi più compiutamente per la salvaguardia dell’interesse dei cittadini e del corretto funzionamento della macchina amministrativa, di voler valutare con ogni urgenza la possibilità di un monitoraggio attento, e il più possibile completo, della vicenda fin da ora». Il “monitoraggio attento”, però, ha una modalità precisa: deve avvalersi della «competenza e professionalità di un legale del libero foro esperto in ambito penale». Non soltanto per la “delicatezza dell’indagine”. «Anche in ragione – chiosa il dirigente del settore – dell’attuale difficoltà dell’Avvocatura a sostenere già il carico di lavoro esistente per la carenza di personale legale». Al Comune di Salerno, in questo periodo, c’è dunque penuria di avvocati. In commissione Trasparenza, sicché, serpeggia stupore. Rilevano come l’ufficio legale del Comune, per procedimenti «ben più rilevanti», fosse abile e arruolabile. Ad esempio nel caso Crescent. Quella volta, peraltro, con scelta agli antipodi dall’ultima: senza costituirsi parte civile, ma affidando all’avvocatura comunale «la cura di “monitorare” il processo e non le indagini preliminari». Sono apparenti contraddizioni, figlie della discrezionalità amministrativa. Ma non proprio insignificanti: tra i consiglieri, si solleva la questione di «opportunità». Qualcuno evoca perfino la parola «denaro pubblico». E insomma, ce n’è abbastanza per invocare chiarezza. L’organismo, presieduto da Antonio Cammarota, chiede gli atti all’ufficio legale. L’istanza serve ad acquisire una nota informativa, da riscontrare entro 7 giorni. L’oggetto: le ragioni dell’incarico all’avvocato Cacciatore, l’elenco degli atti su cui indaga la Procura, la lista delle nomine penali esterne dell’ultimo anno.