Inchiesta coop, trema il Comune

Otto indagati tra i beneficiari, si scava tra pc e buste di gara. Il dirigente Ambiente: «Bandi cambiati per l’Anac, altro non so»

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Il Comune di Salerno

Inchiesta sui bandi per le cooperative del verde pubblico, sono otto gli indagati della procura di Salerno. Tutti destinatari di decreti di perquisizione, eseguiti lunedì dalla squadra mobile di Salerno, guidata dal vicequestore Marcello Castello. Eseguito pure il sequestro di corposo materiale, anche alcuni pc, il cui contenuto è al vaglio degli investigatori. L’indagine è affidata al pm Elena Cosentino, coordinata dal procuratore aggiunto Luigi Alberto Cannavale. Le ipotesi di reato vanno dalla turbativa d’asta alla truffa, a vario titolo. Coinvolgono i rappresentanti di otto cooperative sociali. Tra i nomi più in vista: Fiorenzo Zoccola (Coop Terza Dimensione), presidente del consorzio cooperative, difeso dal penalista Michele Sarno; Davide Minelli (Il Leccio), assistito dal legale Roberto Lanzi. L’inchiesta è partita anche dalle ripetute denunce pubbliche di Peppe Ventura, consigliere comunale del gruppo Davvero Verdi, sui bandi per la manutenzione di parchi e verde pubblico. Ventura, nei mesi scorsi, aveva sottolineato le presunte anomalie sui costi del servizio. Altre criticità erano finite nel mirino dell’Anac. Il consigliere, inoltre, aveva protestato per il mancato stop alle procedure. Una richiesta inascoltata dal dirigente del settore Ambiente, l’ingegner Luca Caselli, dopo specifico invito.
Caselli: «Una gara la può bloccare il Tar». Contattato dal Quotidiano del Sud, Caselli espone la sua ricostruzione dei fatti. «Ho appreso anch’io dalla stampa di quest’attività della polizia giudiziaria. – premette- I bandi hanno avuto delle modifiche proprio per i rilievi dell’Anac. Essi non sono riservati solo alle cooperative, ma anche agli operatori economici in senso lato. Il costo del singolo operatore è diverso rispetto a quello delle cooperative sociali: costa in più, per cui alla fine, poiché i soldi sono sempre gli stessi, è evidente che si abbassi il numero di ore e la prestazione. Ma questo non l’ha voluto né il Comune, né Caselli, né Ventura, ma l’Anac». Sull’opportunità di bloccare la procedura, il dirigente precisa: «Quando l’Autorità anticorruzione ha fatto quei rilievi, la gara era già pubblicata. E una gara si può bloccare se interviene un Tar. Ma poi, quando non hai ravvisato assolutamente nulla, che volevi bloccare? Adesso stanno verificando se può esserci una sorta di turbativa d’asta, ma non ho la più pallida idea per quale motivo la procedura non vada avanti». Secondo Caselli «questo porrà dei grossi problemi al Comune, in quanto difficilmente si potrà proseguire a fare altre proroghe, e questo tipo di servizio è abbastanza delicato». Su un punto, il dirigente vuol essere chiaro: «La procedura è ferma, quando l’ufficio gare e contratti era nella fase di controllo della documentazione amministrativa, prima dell’apertura delle buste tecniche, è arrivata la squadra mobile e ha sequestrato gli atti. E non credo che siano restituibili: dopo che si è aperto, anche se a scopo di controllo, eventualmente si dovrà fare un’altra gara». Caselli afferma di non essere mai stato ascoltato dagli inquirenti. «Fui chiamato una volta nel 2012, e si tenga conto che – aggiunge-, quando arrivai qui quell’anno, le cooperative sociali venivano prorogate di volta in volta, e io sono quello che ha fatto le prime gare. Ci tengo a precisare: gare sempre ad evidenza pubblica, aperte a tutti».
La delibera Anac. Per comprendere la vicenda, bisogna risalire alla delibera Anac, del settembre 2019. Oggetto: “Affidamenti alle Cooperative sociali di tipo B da parte del Comune di Salerno”.
L’autorità, allora presieduta da Raffaele Cantone, riscontrava «alcuni profili di criticità» negli affidamenti di appalti di servizi, effettuati tra 2013 e 2017 dal Comune di Salerno. Criticità, tuttavia, superate secondo il Comune, a seguito di alcune variazioni.
«La scelta discrezionale di fare ricorso nel corso degli anni – si legge nella delibera – in maniera reiterata a tale peculiare tipologia di affidamento non risulta esplicitata nelle determinazioni a contrarre in maniera esaustiva e completa in quanto non emergono negli atti esaminati gli obiettivi di reinserimento lavorativo e sociale concretamente perseguiti né il raggiungimento di tali obiettivi, che costituisce la causa del ricorso a tale peculiare modulo convenzionale». Tra i nodi, c’è poi «l’affidamento sistematico e reiterato nel tempo dei servizi oggetto di istruttoria esclusivamente alle Cooperative sociali di tipo B», invece di «procedure aperte a tutti gli operatori economici», che «astrattamente avrebbero potuto portare migliori condizioni per l’amministrazione». La delibera sostiene: «L’adozione di tali procedure riservate alle Cooperative sociali di tipo B, così come effettuata dal Comune di Salerno, può configurare la violazione del principio di libera concorrenza». L’atto dell’Anac è stato trasmesso alla procura di Salerno e alla procura regionale della Corte dei conti.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)

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