Gli inquirenti lo ritengono il nuovo Unabomber, ed è finito in manette con l’accusa di inviare pen drive esplosive ai creditori. Pen drive, forse perché è un ingegnere informatico, benché disoccupato. Roberto Sparacio, 51 anni, è nato a Salerno ma domiciliato a Pantelleria. La squadra mobile di Trapani lo ha arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip trapanese su richiesta del pm. Deve rispondere di minacce aggravate; lesioni gravissime; tentata estorsione; fabbricazione, commercio e detenzione di materiale esplosivo e addestramento a preparare esplosivi. A questa sfilza di presunti reati, si aggiunge la detenzione di materiale pedopornografico, rinvenuto dagli investigatori su un suo pc. Secondo le indagini, Sparacio era disposto a tutto per salvaguardare il patrimonio ereditario di famiglia, a rischio di aggressione dai creditori. Una delle pen drive, l’8 ottobre scorso, aveva ferito gravemente alla mano sinistra Gian Camillo Aceto, ispettore di polizia in servizio alla sezione pg della Procura di Trapani. Ma il dispositivo aveva un altro destinatario: nel settembre 2016 era stato recapitato ad un avvocato civilista, Monica Maragno, all’interno di una busta con il falso logo dell’ordine degli avvocati. Le era arrivato alla vigilia di un’udienza civile, fissata su ricorso un gruppo di creditori degli Sparacio. Il legale però, non fidandosi, l’aaveva consegnata all’ordine forense, che a sua volta l’aveva girata agli uffici giudiziari. La seconda pen drive sarebbe stata indirizzata al titolare di un pub di Palermo, acquirente di un immobile appartenuto alla famiglia Sparacio. La pennetta era stata utilizzata per caso da un 25enne, ferito lievemente. In quel caso, le indagini erano state archiviate. Nell’abitazione dell’ingegnere, a Pantelleria, c’era un vero laboratorio, dove preparare congegni esplosivi e miscelare sostanze pericolose. A carico dell’indagato, anche diversi episodi sintomatici. Tanto per cominciare, l’ipotesi che pensasse di eliminare un creditore, servendosi di un killer da assoldare nel deep web. E nell’estate del 2016, a Palermo, avrebbe pure preso a pugni uno dei suoi difensori, punito per non aver evitato la vendita all’asta di un appartamento. «Le elevate capacità dell’arrestato di fabbricare esplosivi – spiega la nota della questura di Trapani – sono emerse anche dall’attività di un agente sottocopertura del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, al quale l’indagato ha venduto copia di alcuni manuali di esplosivistica e di chimica di laboratorio nonché diverse sostanze precursori di esplosivi». Pesanti indizi, su cui ora deve fornire la sua versione.