Controlli inadeguati: “Servono centri specializzati”

Ancora senza risposta la diffida inviata alla Corte dei Conti e al Ministero della Salute. Parte un esposto in Procura a Roma per verificare le responsabilità dell'Inail

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Trasferite i controlli medici degli ex dipendenti Isochimica in strutture universitarie di alta specializzazione. Lo chiedono da mesi gli stessi lavoratori della fabbrica dei veleni di Avellino che, supportati dall’avvocato Brigida Cesta, hanno inviato da tempo una lettera di diffida – rimasta senza risposta – al Ministero della Salute e alla Corte dei Conti sezione della Regione Campania per fare luce su alcuni aspetti poco chiari della storia che vede coinvolti gli ex operai della fabbrica dei veleni. Alla diffida si è aggiunto nei giorni scorsi un esposto alla Procura di Roma per chiarire presunte responsabilità dell’Inail nella vicenda Isochimica.
«L’Unità Operativa Amianto della Asl di Avellino ha eseguito, e ancora esegue, le attività di controllo in maniera inidonea a garantire una corretta prevenzione» – spiega l’avvocato Brigida Cesta.
Mentre sulla vicenda è in corso un processo che si sta svolgendo a Napoli, gli operai sono sottoposti a controlli poco adeguati per chi è stato esposto per lungo tempo alle polveri di amianto, con la richiesta di pensionamento in alto mare e con l’unica possibilità di spostarsi a Sant’Angelo dei Lombardi per gli approfonditi controlli periodici.
Nella lettera di diffida sono contenute anche denunce ben dettagliate sui controlli medici periodici poco adeguati e, in alcuni casi, visite mediche sospese per lunghi periodi. Sotto i riflettori alcune anomalie, a partire dai controlli medici effettuati con un test spirometrico, ritenuto inidoneo per lavoratori esposti all’amianto; e controlli che si sarebbero rilevati insufficienti a garantire uno screening sanitario adeguato per persone che hanno respirato a lungo polveri di amianto.
Alcuni ex dipendenti, in passato, dopo aver concordato la data per un esame più approfondito all’ospedale di Solofra, si sono visti rifiutare l’esame per un non meglio precisato malfunzionamento dell’apparecchiatura. Attualmente l’Asl sta convocando i lavoratori per controlli periodici ma i test approfonditi vengono svolti a Sant’Angelo dei Lombardi: «Una soluzione inadeguata – dice l’avvocato Cesta – per i costi che una scelta del genere comporta e per gli evidenti disservizi: Sant’Angelo è alta irpinia e d’inverno diventa anche difficile raggiungerla per il tempo poco clemente».
Nella richiesta di trasferimento dei controlli si ricorda anche che «l’Asl di Avellino è parte processuale nel procedimento penale in quanto il dirigente medico responsabile dell’Unità Operativa è indagato per omissione di atti d’ufficio. E la condotta non sembra essere cambiata visto che i lavoratori continuano a registrare disfunzioni nella gestione dell’attività di sorveglianza sanitaria loro riservata, nel silenzio delle istituzioni».
«Come se non bastasse – scrive l’avvocato – l’inerzia dell’Asl ha avuto ripercussioni negative anche sull’attività dell’Inail di Avellino, che ha recepito in ritardo le denunce delle malattie professionali. Dal carteggio processuale, già esaminato nel corso del dibattimento, è emerso che l’Unità Operativa Amianto di Avellino ha talvolta omesso di inoltrare i referti delle malattie professionali agli organi competenti (Procura della Repubblica e INAIL), onerando di detta attività i singoli lavoratori». Di qui la decisione di inviare un esposto anche alla Procura della Capitale per accertare le eventuali responsabilità anche da parte dell’Inail.

Continua nel silenzio la tragedia dell’Isochimica