Ispettori onorari, armi spuntate

Senza mezzi né risorse: eppure sono fondamentali per la tutela del patrimonio nazionale. Dovrebbero svolgere per legge un ruolo di vigilanza su base volontaria

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Nel 1515 Raffaello Sanzio fu nominato da Papa Leone X “Commissario alle Antichità di Roma”. Il suo incarico fu soprattutto quello di preoccuparsi della conservazione dei marmi e delle lapidi recanti epigrafi. Tuttavia, non si può escludere che l’area d’intervento del grande artista sia andata via via ampliandosi, anche in via del tutto informale. Di fatto l’artista fu incaricato di proteggere una gran parte dei resti monumentali dell’antica Roma perché si usavano i marmi per farne calcina per opere edilizie. Egli ebbe poi l’incarico di redigere una pianta della città di Roma, di cui molti fogli sono spariti da tempo. Non fu portata a termine per la prematura morte, avvenuta il 6 aprile 1520. Sua è la “lettera a Leone X” sulle antichità di Roma, scritta in collaborazione con Baldassarre Castiglione, anche in vista di una più incisiva opera di conservazione. Dopo di lui l’incarico di soprintendere alle antichità dell’Urbe fu dato allo storico dell’arte antica Winckelmann e poi al grande scultore Antonio Canova, che dovette fronteggiare anche Napoleone per le spoliazioni perpetrate ai danni di Roma. La prima organica legge di tutela fu emessa da papa Pio VII, 1802-1820. Ne è passata di acqua sotto i ponti e non solo del Tevere, ma la necessità della tutela dei beni culturali, è stata quasi sempre un punto fermo nella coscienza culturale degli italiani. Parte dei principi di tutela e conservazione del patrimonio artistico che erano stati elaborati nel primo Ottocento confluirono anche nella successiva legislazione dell’Italia post-unitaria, fino ad arrivare agli Articoli 9 e 117 della nostra Costituzione repubblicana e al vigente Codice dei Beni Culturali (Decreto Legislativo del 22/01/2004 n. 42, G.U. 24/02/2004) e successive modificazioni e integrazioni.
Oggi è ancora in vigore la legge 27 giugno 1907, n. 386, che agli articoli dal 47 al 52 disciplina la figura e le funzioni affidate agli “ispettori onorari”. Si tratta di persone incardinate al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e per il Turismo e sono nominate con decreto ministeriale, ma le cui attività si svolgono esclusivamente in forma di volontariato e senza retribuzione, tranne i casi in cui si sono dovute sostenere delle incombenze “che siano state loro commesse” (art. 51). La durata dell’incarico è triennale, con possibilità di rinnovo (artt. 50 e 51). La loro funzione consiste nel vigilare “sui monumenti e gli oggetti di antichità e d’arte esistenti nel territorio di loro giurisdizione e danno notizie alla soprintendenza competente di quanto può interessare la conservazione e la custodia, promuovendo i necessari provvedimenti”. Si tratta di compiti delicati ai fini delle azioni da compiere per la tutela e la conservazione delle varie tipologie di beni culturali. Nel decreto di nomina sono riportati i settori di competenza di ciascun ispettore onorario e l’area di territorio assegnato. La convinzione del legislatore era chiara fin dalle origini. Già nel 1907 si sentì la necessità di creare una “task force” in grado di aiutare i funzionari di ruolo delle soprintendenze. Nel caso del territorio del salernitano e considerata la sua vastità, ché raggruppa oltre 150 paesi e ricopre un’area vastissima che corrisponde a tutta la Campania meridionale, la presenza di ispettori onorari nei settori del patrimonio archeologico, storico-artistico, architettonico e demoetnoantropologico è quanto mai importante e attuale. Gli ispettori onorari possono essere utilissimi come volontari di “rinforzo” a supporto degli organici dei funzionari delle soprintendenze. Nel nostro caso quella per l’Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e di Avellino.
In generale, in Italia, gli ispettori onorari non sempre vengono chiamati in causa e per alcuni rappresentano una “forza invisibile di riserva”, pur essendo al servizio della Repubblica e avendo gli stessi doveri dei funzionari di ruolo ministeriali, ma esercitandoli in modo del tutto volontario e gratuito. Sono soldati semplici dalle lance spuntate. Nel 1912 e nel 1952 ci furono due convegni nazionali degli ispettori onorari. Lo scopo fu quello di rilanciare le funzioni e i ruoli di questi (quasi) invisibili soldati semplici per la cultura. Molte raccomandazioni sono rimaste lettera morta. Pur se sono chiari i compiti, a distanza di tanti anni la figura degli ispettori onorari non è ancora ben definita dal punto di vista operativo, per un’efficace e concreta azione di supporto agli organi istituzionali. Non si possono combattere battaglie in difesa del patrimonio culturale senza possedere le armi giuste.