Ius soli, è solo un dovere

È il caso di porre fine al refrain di sovranismo e populismo e guardare in faccia alla realtà

0
305

Uno degli aspetti che maggiormente rivelano l’essenza peggiore del sovranismo è l’opposizione alla concessione della cittadinanza secondo il principio dello ius soli. La risposta sprezzante ed odiosa (oltre che cattiva e che non ha fatto ridere proprio nessuno, salvo qualche troglodita plaudente alle battute del vice-premier leghista) è stata: si faccia eleggere deputato e avrà la cittadinanza. Si è detto molto sulla drammatica avventura dei bambini che hanno corso il rischio di morire nel pullman, sul loro coraggio e sul reciproco darsi coraggio. Ma c’è una cosa che ha giustamente colto Concita De Gregorio nel suo bellissimo articolo di ieri su “La Repubblica”. Molti di quei bambini, anche negli attimi più terribili, parlavano con le mamme e tra di loro in italiano. È la loro lingua, la lingua del suolo dove sono nati, la lingua dei giochi e dello studio, dei primi romanzi, ma anche delle passioni sportive e degli amori, come ha rivelato quel “ti amo” gridato da un ragazzo alla sua fidanzatina. Ora pare che anche la sinistra e in modo particolare il PD – che pure aveva avuto la possibilità di approvare lo ius soli nella passata legislatura – voglia riprendere il tema della cittadinanza, ma lo fa ancora una volta con timidezza e confusione. E anche con una buona dose di faccia tosta, come quella dell’ex ministro Del Rio che sollecita Zingaretti a voler riprendere una legge che il PD volle affossare per un mero calcolo elettorale. Lo ius soli non è qualcosa che scatta automaticamente quando un migrante posa il piede su una delle nostre spiagge, ma è legato a un intreccio di diritti e di doveri come a un qualsiasi altro cittadino: diritto alla cittadinanza, ma anche dovere di rispettare in un intreccio interculturale storia e tradizioni del paese dove si poggia il piede. Ma in contrasto con le timidezze e i ripensamenti del maggior partito di opposizione, c’è, ancora una volta, la posizione estremamente chiara di molti vescovi: “chi nasce in Italia è italiano”. Non sappiamo come la vicenda di Rami – il piccolo eroe del pullman – andrà a finire. Con il suo candore e la sua ingenuità ha detto di sperare nella concessione della cittadinanza, ma non si è fermato a sé stesso, perché ha aggiunto che bisognava concederla anche a tutti quelli che erano nella sua stessa condizione. Anche questa drammatica vicenda ha messo in chiaro l’ormai irrefrenabile lotta, fatta di colpi bassi e tentativi di conquistare voti e seguito. Siamo dinanzi al classico gioco dei due compari: Di Maio promette di impegnarsi per la cittadinanza al piccolo Rami e Salvini fa la battutaccia del fatti eleggere deputato e avrai la cittadinanza. Povero nostro paese: ci sarà mai la speranza di risalire dalla china e di liberarsi dalla miscela dannosa e velenosa di populismo e di sovranismo?