Jindal chiude la Treofan di Battipaglia: tutti licenziati

Ventiquattr’ore dopo il flop del tavolo tecnico convocato presso il Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico il gruppo indiano ha comunicato la decisione di chiudere il sito produttivo della Piana del Sele

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Il destino dello stabilimento Treofan di Battipaglia si è compiuto 24 ore dopo il fallimento del tavolo tecnico convocato presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Quello che si temeva da più di un mese ha ora i caratteri dell’ufficialità: il sito produttivo della Piana del Sele chiude i battenti. Per i dipendenti, dal 21 dicembre in presidio permanente davanti ai cancelli della fabbrica, è stato scelto l’istituto del licenziamento collettivo: non ci saranno né contratti di solidarietà, né Cassa integrazione straordinaria. La distanza dall’altro sito produttivo (Terni) rende impossibile, secondo l’azienda, anche la loro ricollocazione all’interno del Gruppo. In una nota inviata a Confindustria Salerno, ai sindacati dei Chimici, alla Giunta Regionale della Campania e al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali il gruppo Jindal, che ha acquisito Treofan Italy lo scorso 23 ottobre, e il 10 dicembre ha sospeso l’attività produttiva, etichetta freddamente come “esuberi” i 67 dipendenti tra dirigenti, quadri, impiegati e operai assunti a tempo indeterminato. Il computo dei licenziati non tiene conto di 5 lavoratori interinali e 6 consulenti, i cui contratti sono scaduti il 31 dicembre e non sono stati, ovviamente, rinnovati. La multinazionale indiana che a Brindisi produce lo stesso film in polipropilene biorientato prodotto a Battipaglia, e che ha rilevato Treofan da Management & Capitali, mantiene in vita (a questo punto non si sa fino a quando) lo stabilimento di Terni. Quello della Piana del Sele viene brutalmente rottamato. Nella comunicazione si sottolinea che lo stabilimento battipagliese è quello con la minore capacità produttiva, e a minor tasso di innovazione tecnologica, circostanza questa che limiterebbe “grandemente il portafoglio prodotti”. Una situazione che lo rende poco competitivo: “In particolare – si legge – la limitata capacità produttiva non permette adeguate economie di scala e richiederebbe investimenti consistenti e anti-economici”.

La lettera ai dipendenti del Ceo di Treofan, Manfred Kaufmann, in cui viene annunciata la chiusura del sito di Battipaglia

I lavoratori sono in assemblea permanente, e studiano le forme di lotta più adeguate per contrastare una decisione che assesta una mazzata tremenda all’economia dell’intera Piana del Sele.

Durissima la reazione del governo, espressa attraverso una nota pubblicata sul sito del Ministero dello Sviluppo economico: “È una decisione che sovrasta le più basilari regole di confronto sindacale, ignorando le responsabilità sociali nei confronti dei lavoratori. Il governo ha intrapreso interlocuzioni a livello internazionale per portare la proprietà ad operare nel cerchio delle regole. In ogni caso, si tratta di un’operazione su cui il Ministero andrà a fondo con severità, interpellando gli organi preposti al controllo di tali operazioni. Pochi mesi fa, infatti, la Treofan Holdings è stata acquisita da Jindal Films Europe per la cifra di 500 mila Euro, con la precisa indicazione di garantire uno sviluppo attraverso l’impegno a finanziare Treofan fino al 31 dicembre 2019. È dunque evidente che un’operazione di simile natura – ovvero l’avvio del licenziamento collettivo e la chiusura dello stabilimento -, a poche settimane dall’acquisizione, evidenzia profili di responsabilità nell’alterazione del mercato e delle regole di concorrenza. Il tutto a danno, in primis, dei lavoratori e delle loro famiglie. Il Ministero dello Sviluppo Economico ritiene la situazione inaccettabile e richiama alle proprie responsabilità: prima di tutto la proprietà; le istituzioni locali coinvolte finanziariamente nello sviluppo di altre società del gruppo Jindal Films Europe sul territorio nazionale; le istituzioni preposte al controllo delle operazioni di acquisizione e cessione che possono ledere interessi di mercato e posizionamento di predominio da parte di gruppi industriali; nonché le società di investimenti a capo di tali operazioni”.

La prima pagina della nota inviata dall’azienda alle parti sociali, al Mise e alla Regione

Una decisione “inaccettabile, non tollereremo oltre le angherie della società indiana, la prossima settimana avvieremo più energiche manifestazioni dei lavoratori del gruppo individuando anche un presidio sotto l’ambasciata Indiana”, scrivono le Segreterie Nazionali Filctem-Cgil Femca-Cisl Uiltec-Uil. Una decisione che arriva come una “doccia gelata, mentre il MISE sta lavorando con il sindacato per costituire un tavolo con l’azienda indiana, dove si possa finalmente discutere del futuro dei lavoratori Treofan italiani”. I sindacati ricordano che “è accaduto tutto nel volgere di poche ore” visto che “stamattina nello stabilimento è arrivato un gruppo di guardie giurate a presidiare lo stesso, senza che i vertici italiani e di Battipaglia fossero informati di nulla”.

Per Nora Garofalo, segretaria generale Femca-Cisl, chiudere il sito di Battipaglia ha un solo scopo: “consolidare la presenza dell’attività del gruppo indiano in Italia, visto che un paio di anni fa ha rilevato uno stabilimento a Brindisi, sempre nel settore del film in polipropilene”. Per il segretario generale della Ugl Chimici, Eliseo Fiorin, invece, “non bastano le rassicurazioni contenute nella lettera di Jindal ricevuta oggi nella quale si spiega che l’azienda farà tutto quanto in suo potere per trovare una soluzione socialmente accettabile per tutti i lavoratori coinvolti. In gioco infatti non c’è un singolo stabilimento ma la strategia di indebolire Treofan con il fine ultimo di spostare le produzioni sia all’estero sia in altri siti fuori dalla sfera Treofan”.