Abbiamo pubblicato nei giorni scorsi un’intervista di Giuseppe Rippa, direttore di Quaderni Radicali, a Emanuele Macaluso. Donato Salzano, capo dei radicali di Salerno, ci invia una sua riflessione in proposito. La pubblichiamo molto volentieri.

Emanuele Macaluso è uno di quelli che insieme a Marco Pannella è stato e continua ad essere uno dei miei punti di riferimento del mio agire politico. Purtroppo devo dire che questa volta appunto proprio quella centralità dell’agire politico del Partito Radicale e di Pannella sulla transizione verso lo Stato di Diritto, Laico, Democratico e Federalista a cui fa riferimento Maccaluso, non solo è espunta dall’agenda e dal dibattito di questo regime, il che sarebbe anche fisiologico, ma soprattutto da quello di +Europa-Radicali italiani-Emma Bonino. Che sia inteso legittimamente hanno deciso di partecipare allo strapuntino concesso dal regime delle ultime elezioni politiche, ma prima ancora alle amministrative di Roma e Milano, con Marco ancora in vita, utilizzando il sostantivo Radicale nel simbolo, in violazione non solo dello statuto del Partito Radicale (dal 1989 sceglie di non presentarsi ad elezioni illegali), ma anche ed a maggior ragione di quello di Radicali italiani, con palesi insuccessi non ultimo quello alle europee. A tal proposito Il nostro compagno Macaluso conoscerà benissimo le prescrizioni della “Commissione di Venezia”, organismo del Consiglio d’Europa, sugli standard minimi di legalità e democraticità delle competizioni elettorali. Nella fattispecie si prescrive di non poter cambiare la legge elettorale a meno di un anno prima del voto, per ragioni del tutto evidenti. La patente violazione di questo trattato internazionale dai noi sottoscritto e ratificato, per altro consecutivamente e reiterato in modo continuato (Salvini–Di Maio-Conte su questo sono soltanto gli ultimi arrivati), qualcuno come il Presidente emerito Giorgio Napolitano in altra occasione affermò in proposito con un solenne messaggio alle Camere: “È fatto obbligo” – ed ancora – “Sono Costituzione sul piano interno”. A tale scopo e non per altri motivi noi come Partito Radicale promuovemmo “Lo sciopero del voto” , tant’è che molti di noi tra dirigenti e militanti facemmo mettere a verbale ai seggi il rifiuto delle schede, motivando il nostro gesto con la patente violazione delle prescrizioni della “Commissione di Venezia”, non certo per danneggiare con l’astensione la lista Tabacci-Bonino di +Europa. Quanto dovevo al compagno Maccaluso ed ai miei amici e compagni Andrea Manzi direttore di Salerno Sera e Geppino Rippa editore di Quaderni radicali e Agenzia radicale. – PACTA SUNT SERVANDA –