La caccia della Regione ai posti letto

L'accordo: costa molto caro il sì delle cliniche

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A caccia di posti letto, in piena emergenza. Come annunciato, a fine marzo la la Regione Campania ha chiuso un accordo con le case di cura convenzionate. Un’intesa per risalire la china, e aumentare gli spazi di ricovero, anzitutto per pazienti affetti da coronavirus. Il tempo è un fattore determinante. «Il perdurare dell’emergenza Covid-19 – si legge nel protocollo stipulato il 28 marzo tra Regione e Aiop Campania – sta ormai provocando un elevato impatto di saturazione sugli standard assistenziali ospedalieri pubblici della Campania; (…) le azioni messe in campo dalle aziende sanitarie campane dirette a riconvertire e/o istituire posti letto dedicati all’assistenza di pazienti Covid-19 non hanno allo stato garantito una platea di posti congrua a soddisfare le esigenze di ricovero». Al soccorso dell’ospedalità privata si offrono remunerazioni differenziate. Per chi accoglie pazienti Covid di grado medio – in ricovero ordinario (e/o sub intensiva), con possibilità di garantire anche un supporto respiratorio non invasivo (Casco, Niv, etc), cui va preferibilmente assicurata la presenza in struttura di alcuni posti letto di Terapia Intensiva nel caso di rapido aggravamento – compenso mensile pari al 95% di un dodicesimo del budget assegnato alla specifica Casa di cura dal decreto 48 del commissario ad acta nel 2018 (al tempo del commissariamento della sanità, ndr). Il tutto «a prescindere dal valore della reale produzione», oltre ad una tariffa quotidiana di 700 euro per ogni giornata di degenza in Terapia sub Intensiva, lievitante a 1.200 euro in caso di Terapia Intensiva. A questo vanno aggiunti i costi documentati per farmaci appropriati e Dpi. Schema simile se si ricoverano pazienti Covid “paucisintomatici” (di grado lieve) ed attualmente in isolamento domiciliare (con richiesta eventuale di garantire ossigenoterapia, assistenza medica, assistenza infermieristica, personale Oss/ausiliario e, nel caso di ingravescenza della malattia, l’immediato trasferimento presso presidi pubblici di riferimento Covid dotati di terapia intensiva e subintensiva infettivologica). Oppure degenti Covid ospedalizzati “clinicamente guariti”, ed in attesa di effettuare il doppio tampone per la definitiva dimissione. «Tali pazienti – spiega l’intesa sottoscritta dal direttore generale per la Tutela della Salute, Antonio Postiglione, e il presidente dell’Aiop Campania, Sergio Crispino – necessitano di un ulteriore periodo di degenza ospedaliera (circa 14 giorni) a basso impatto assistenziale». Infine, remunerazione mensile pari al 95% di un dodicesimo del budget assegnato – dai decreti commissariali 48/2018 e 96/2018, sempre a prescindere dal valore della reale produzione – qualora si trovi posto a pazienti “Non Covid”, ad oggi ricoverati in strutture pubbliche, o inviati da queste dopo il triage in pronto soccorso. Perché ci sono anche loro, anche adesso tendiamo a scordarlo. Sono quelli necessitanti «prestazioni medico chirurgiche di tipo urgente e/o ordinario (elezione/programmate), di riabilitazione (…) e di Lungodegenza (…), nonché di tipo residenziale (…)». Avanti, c’è posto.

(dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)