La civiltà dell’amore

Anche un solo frammento dell'amore sincero per Gesù rende presente Dio e reale la nostra speranza di salvezza

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La nota dominante della liturgia di questa domenica è l’aggettivo “nuovo”. La novità traspare non dalla quantità, ma dal modello proposto. Nella Chiesa si fonda sull’impossibilità di ripiegarsi sul passato e vivere di ricordi o rinserrarsi nel presente e non pensare alle gioie future. La comunità dei cristiani é un organismo vivo, dotato di una energia che sollecita costante rinnovamento. Infatti, il Signore fa nuove tutte le cose. La nuova Gerusalemme coinvolge nel travaglio del rinnovamento, come scrive Paolo, anche la natura nella quale siamo impegnati a crescere secondo un nuovo modello di sviluppo.

Riflessioni profonde suscitate dalla sacra scrittura della V domenica di Pasqua

Gesù non si limita a dire che l’amore verso l’altro è il perno del suo messaggio, fornisce anche il criterio di misura: “amatevi come io vi ho amati”. E’ l’originalità del precetto che Egli manifesta sulla croce e nella risurrezione e porta in sé l’impronta dell’eternità del Padre. Questo amore diventa per sé “comunità” che apre le porte della fede vissuta nella dinamica dell’ESSEREPERGLIALTRI, dono gratuito. Gesù invita ad amare non quanto Lui – sarebbe impossibile – ma come Lui, amando le persone ad una ad una in uno scambio di doni, senza calcolati ritorni e con «combattiva tenerezza», come scrive papa Francesco in Evangelii gaudium.
Nel vangelo il Risorto, in mezzo a noi nella sua gloria, continua a ripetere le parole essenziali per partecipare al mistero dell’umanizzazione di Dio. Cristo, pastore buono, ha lasciato un comandamento ultimo e definitivo, dona lo Spirito consolatore che intercede accanto al Padre, come si legge nel discorso di addio (Gv 13,31-16,33) dopo che ha lavato i piedi ai discepoli. Signore e Maestro, Egli si fa servo e rivela il suo testamento, comando riassuntivo, nuovo, cioè ultimo e definitivo: “Amatevi gli uni gli altri. Come io ho amato voi”, segno identitario per i discepoli, pronti a inverare l’invito all’AMATEVI. Gesù non sollecita l’AMATEMI; è consapevole che nella reciprocità possiamo veramente amare Lui realizzando la sua volontà, perciò diventa superflua la distinzione tra amore verticale e orizzontale perché non può che essere, contemporaneamente, di Dio e per i fratelli, mistica ma realissima comunione che pone al centro il Risorto. Anche un solo frammento di questo amore rende presente Dio e reale la nostra speranza di salvezza, ossia la possibilità di una vita gioiosa perché, amando come Gesù, si è pronti all’accoglienza e sperimentare la misericordia del Signore.