La Divina resa immortale dai “costaioli”

L’Amalfitana ha ispirato l’intera generazione di pittori a cavallo tra XIX e XX secolo

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A Salerno, nel 2007, nella Pinacoteca Provinciale in via dei Mercanti si svolse una mostra e fu pubblicato un catalogo su “Il recupero del patrimonio pittorico della Provincia di Salerno. Chi l’ha visto?”. La mostra si svolse dal 23 marzo al 2 aprile. Fu organizzata in occasione della Giornata FAI di Primavera, dedicata alla sezione degli artisti “Salernitani e costaioli della Pinacoteca Provinciale”. Con l’occasione si inaugurò il primo nucleo di dipinti “dispersi” o dati in prestito, ma di proprietà dell’amministrazione provinciale, che così ritrovarono una loro consona collocazione e visibilità pubblica.
La sezione espositiva di artisti di Salerno e della costiera amalfitana, che vissero e operarono tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima del secolo seguente, suscitò grande interesse. Diverse opere che furono esposte “abbellivano” le pareti di uffici e sale di rappresentanza di altri Enti pubblici presenti in città.
Si trattò, dunque, di un primo rientro di opere appartenenti al patrimonio della Provincia salernitana, ma fruite, ammirate e “possedute”, da poche persone.
Nel 2007 diverse opere, com’è documentato nel catalogo, si trovavano fuori sede perché per esempio furono prestate dall’amministrazione provinciale in occasione di particolari eventi nei decenni precedenti e dunque quasi se ne era perduta la memoria. Il senso della mostra fu quindi quello di ottenere il rientro di «opere che non sono destinate a pochi eletti», come ben sottolinearono Gaetano Arenare e Angelo Villani nella presentazione del catalogo, con il preciso intento di «restituire alla comunità opere per troppo tempo godute da pochi eletti».
Il catalogo cita gli artisti presenti in mostra nella sezione “Salernitani e costaioli” nella Pinacoteca Provinciale di Salerno e sono Gaetano D’Agostino, Raffaele Tafuri, Gaetano Esposito, Pasquale Avallone, Guglielmo Beraglia e Clemente Tafuri, salernitani. Poi vi sono cinque artisti della costiera amalfitana, Gaetano Capone, Antonio Ferrigno, Luigi Paolillo, Luca Albino e Manfredi Nicoletti.
Tra le opere campeggiano i paesaggi costieri, con scorci e luoghi raffiguranti Ravello, Cetara, Maiori, la costa di Salerno. La scelta tematica delle opere riflette, e non poteva essere altrimenti, i gusti e le preferenze dettate sia dai proprietari delle opere, i committenti, che le idee e i modi stilistico-espressivi degli stessi artisti, per esempio con modelli e “canoni” paesaggistici ampiamente collaudati, legati soprattutto alla tradizione dell’Ottocento napoletano.
Ma non mancano anche volti, ritratti di persone anziane, o anche qualche scena di genere, legata alla vita quotidiana, come ad esempio il dipinto di Gaetano Capone, del 1891, intitolato “La pappa” e raffigurante l’interno di una casa contadina con una mamma che dà da mangiare a un bambino di circa un anno d’età, con la presenza di un padre che beve vino da una bottiglia, di un altro bimbo più grande seduto a tavola e animali domestici: un cane, una gallina e un gatto che osserva ciò che succede intorno a sé. Invece, i “giardini” di Antonio Ferrigno sono sintonicamente legati alla pittura di macchia italiana e alla stagione impressionista francese, pur se realizzati intorno agli anni Venti del Novecento. Va ricordato il diciannovenne Pasquale Avallone che nel 1903 realizza un ritratto femminile, con il titolo “Speranze segrete”, che richiama alcune figure di donne dipinte da Francesco Hayez, però con una pennellata più corposa e “materica”, ma con la medesima compartecipazione psicologica.
Anche in questo caso si tratta di un dipinto che guarda a una tradizione ritrattistica già ampiamente accettata e consolidata.
Possiamo poi ricordare la corposità di luminosi paesaggi, costruiti con pennellate materiche e veloci, sintesi di forma, colore e luce, come possiamo notare, ad esempio, nel dipinto “Maiori. Torre normanna” di Luca Albino, della fine degli anni Venti del Novecento, o nella “Veduta di Cetara” di Manfredi Nicoletti, della fine degli anni Quaranta del medesimo secolo.