La feconda azione del Misericordioso

Nella liturgia della Parola di domani, domenica 3 novembre, Gesù stimola nuove prospettive e comportamenti, come fa Zaccheo, che dona metà dei suoi beni perché disposto a rinascere

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Oggi la liturgia presenta un rabbi e un ricco capo dei pubblicani, peccatore curioso in
ricerca e gli effetti della potenza creativa di Gesù grazie alla sua arte dell’incontro.
Zaccheo, “cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla,
perché era piccolo di statura. Allora corse avanti… e salì su un sicomoro, perché
doveva passare di là… Gesù alzò lo sguardo e gli disse: scendi subito, perché oggi
devo fermarmi a casa tua”. (Lc 19,1-5)
Il limite fisico da ferita si trasforma in feritoia per arrivare alla conversione. Il
pubblicano corre in avanti, sale sull’albero, cambia prospettiva grazie a un incontro e
a un breve dialogo con Gesù, il quale lo chiama per nome, non giudica, condanna o
umilia. Lo scambio di sguardi spinge Zaccheo a ricordare il significato del nome che
porta: puro, innocente perché si chiama Zaccaria, cioè “memoria di Dio”.
Il Maestro dichiara che deve fermarsi a casa sua. Nel verbo “devo” si concentra il suo
bisogno, desiderio, ansia di abbracciare l’ultima pecora; da pausa di Gesù nel
pellegrinaggio verso Gerusalemme diventa per Zaccheo traguardo. La meta è
una casa come capita per i momenti più significativi della vita del Messia. Il
Vangelo non comincia nel tempio ma in una casa di Nazaret. Ora a Gerico
inonda un’altra casa perché é il luogo dove avvengono le cose più importanti
per l’umanità: nascita, morte, amore.
Zaccheo scende in fretta, pieno di gioia accoglie il Rabbi, che non gli impone
nulla; non deve prima cambiare vita. Il Signore entra perché crede nell’uomo;
non predica, manifesta amicizia sbalordendo Zaccheo, che si sente amato senza
meriti, senza perché.
“Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”: é la rivoluzione cristiana
preceduta sempre da un “sei amato” prima di praticare l’“amerai”.
Scendi subito, cioè torna oggi, non ieri, né domani. Oggi è usato da Luca nei
momenti centrali. Si legge, infatti, “Oggi è nato un Salvatore” (2,11); nella sinagoga
di Nazaret “Oggi la Scrittura si compie (4,21); sulla croce al buon ladrone: “Oggi
sarai con me nel paradiso (23,43)”. Perciò, anche noi oggi possiamo incontrare Gesù,
che s’impegna a rimanere nella casa, condividere cioè l’intimità di un’amicizia. Non
dice: “Scendi perché voglio convertirti”, o come il Battista: “Convertiti, fai frutti
degni di conversione (Lc 3,8), poi vedremo il da farsi. No, perché non è la
conversione causa del perdono, ma il perdono suscita la conversione. Gesù rivela Dio
che offre gratuitamente il suo perdono causando la reazione di Zaccheo, il quale
“scende in fretta e lo accoglie pieno di gioia”.
L’episodio sembrerebbe concluso, invece continua perché “Tutti mormoravano: entra
in casa di un peccatore!”; quindi Gesù è un falso maestro. I presenti peccano perché
conservano la cattiveria del pregiudizio anche di fronte al gesto concreto del
pubblicano che esalta le modalità della misericordia di Dio. Il piccolo Zaccheo riflette
sulla propria condizione: limiti fisici, morali, intellettuali analizzati con acutezza non
impediscono l’incontro col Signore se lo si vuol conoscere. Grazie a questo anelito,
Gesù non si fa condizionare dal giudizio esteriore perché trova convergenti le
aspirazioni alla salvezza di Dio e dell’uomo: Uno è pronto a concederla, l’altro a
riceverla.
Purtroppo nell’attuale società liquida esiste sempre la possibilità di scandalizzarsi. In
troppi osservano e giudicano, vedono e condannano. Gesù, invece, guarda nell’intimo
e si muove a pietà; prima incontra, poi converte senza chiedere espiazioni. La sua
misericordia anticipa e può scandalizzare perché incondizionata; infatti, non solo
chiede di entrare in casa, ma è disposto a sedersi a tavola per rendere concreta la sua
amicizia. Così egli stimola nuove prospettive e comportamenti, come fa Zaccheo, che
dona metà dei suoi beni perché disposto a rinascere.