C’è il boom di consensi leghisti in provincia di Salerno, ma alcuni elettori salviniani lamentano segnali contraddittori: sedi chiuse, e una transumanza nel partito di ex deluchiani. Un “entrismo” sospetto: da sempre il governatore si proclama, paternalisticamente, «maestro» del suo «allievo Salvini». Dal canto suo, il segretario provinciale Mariano Falcone smentisce la chiusura di sedi, ma precisa: «Non c’è posto per ex consiglieri deluchiani, però ben venga chi ha un passato di sinistra, se è onesto». A segnalare il caso è il giornalista Giuseppe Parente, sul sito ilsovranista.info, pubblicando la lettera di «11 simpatizzanti ed elettori salernitani del Carroccio, tutti intenzionati ad iscriversi per l’anno 2019». Il testo porta la firma di Fortunato Napoletano, Matteo Coscia, Adele Saggese, Cinzia Quaranta, Patrizia Mola, Fabio Barbuto, Francesco Marino, Giuseppe Esposito, Massimo De Simone, Ciro Marino e Mario Menale. Il loro malumore parte dal dato delle europee, in provincia di Salerno: per la Lega 113.387 preferenze, pari al 24,17%. Un trampolino di lancio per le regionali del 2020, e perfino nell’ipotesi di elezioni politiche anticipate. «Ci sarebbero quindi – scrivono – tutte le condizioni per far ulteriormente crescere il Carroccio nell’estesa provincia di Salerno». Tuttavia, il Carroccio a Salerno vivrebbe «una fase di involuzione. Molte sedi, sparse su e giù per la provincia, dopo le elezioni, sono chiuse. Anche la “federazione” salernitana sita in via Luigi Guercio, ha  chiuso i battenti». Esposti i propri dubbi, il gruppo di elettori formula alcune richieste, inviate «a loro dire, per conoscenza anche – specifica l’articolo – al segretario provinciale Mariano Falcone, al responsabile regionale Volpi al segretario federale Matteo Salvini». Si chiedono «la creazione di una struttura organizzativa adeguata» al livello di consensi, e «una maggiore attenzione» all’area salernitana. Ma anzitutto, si invoca un repulisti degli iscritti vicini a De Luca. «Alla luce dell’ingresso, nel nostro partito, a Salerno città e provincia con ruoli dirigenziali, prossimi all’azzeramento da parte del commissario Volpi, di – si legge nella missiva – molti esponenti politicamente vicini a Vincenzo De Luca, governatore della regione Campania ed espressione del Partito Democratico, gli scriventi si chiedono a Salerno, la Lega si chiama Lega Salvini premier o viceversa è la succursale di Vincenzo De Luca?». All’affondo replica Mariano Falcone, raggiunto da Salernosera.it. «Ho letto i nomi di chi ha scritto, ma – premette il segretario provinciale – non fanno parte della Lega e sono persone che non conosco. Abbiamo avuto un grosso successo in provincia di Salerno, dove siamo il secondo partito e abbiamo eletto un europarlamentare. La Lega in questo territorio è viva e vegeta, le sezioni lavorano». E agli accusatori manda a dire: «A settembre inizieremo il tesseramento, quindi se qualcuno vuole fare polemiche si facesse la tessera, ci mettesse la faccia, facesse militanza, conquistasse ruoli e spazi all’interno del partito. E poi possiamo parlare». Falcone nega la sparizione di sedi («Funzionano, sono autofinanziate dai militanti. Non vedo queste persone dove abbiano attinto tali notizie»). Tuttavia, non contraddice del tutto chi evoca il travaso deluchiano.
«Noi siamo un partito inclusivo -spiega-. Ed è benvenuto chi, logicamente, non ha ricoperto ruoli politici che lo portano ad avere responsabilità nello sfascio della Regione Campania. Sicuramente non faremo entrare nel partito consiglieri o ex consiglieri regionali e provinciali che sono stati con De Luca. Ma persone comuni, che hanno fatto militanza in buona fede e credendoci, sono le benvenute». E per chiarire meglio, il segretario provinciale aggiunge: «Non facciamo questione di provenienze. Io ho una provenienza di destra, ma se c’è qualcuno che viene da sinistra, ed è una persona perbene, e vuole lavorare per il territorio, non vedo perché non debba stare nella Lega. Non esistono diritti di primogenitura». De Luca, però, è forse convinto di sì.