La libertà cristiana

La liturgia della parola di domani, domenica 30 giugno, ci ricorda una rivoluzionaria e semplicissima risposta di Gesù: non si distrugge chi non accetta il nostro modo di pensare. Gesù difende la libertà di chi la pensa diversamente e così elimina il concetto di nemico

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Questa domenica la liturgia della Parola invita ad imitare Eliseo, che segue Elia in spirito di libertà come raccomanda Paolo nella seconda lettura. L’apostolo distingue tre modi di porsi rispetto alla legge: al di sopra trasformando la libertà in licenza, al di sotto come fanno gli schiavi, considerarla occasione per rispettare gli altri, libertà dei figli di Dio che accettano la volontà del Padre considerandola espressione suprema dell’amore. La prima lettura e il vangelo chiariscono ancor più questa esigenza.

Eliseo ed Elia, profeti che non scrivono ma agiscono nonostante tutto

Elia sta per concludere la missione e sceglie Eliseo come successore e permette di andare a salutare i familiari, radicale differenza rispetto a Gesù, più esigente. Perché? La luce della verità e il calore dell’amore devono attrarre completamente coloro che Cristo indirizza a Dio. Il Padre salva e affascina a tal punto che non é possibile distogliere occhi e cuore da Lui. Alle richieste di alcuni che vorrebbero seguirlo Gesù risponde con immagini paradossali nell’enumerare le condizioni; egli è consapevole che i discepoli devono attendersi non solo povertà e fatica, ma anche rischi e precarietà. Chi lo segue non può aspirare a sicurezze umane, ma sperare sulla paternità di Dio in un tracciato di vita nel quale deve mettere in conto anche l’evenienza di perderla. Gesù richiede anche una seconda condizione: il distacco da persone care se di ostacolo perché vero amore è innanzitutto condividere il progetto di salvezza; la terza è essere costanti superando ripensamenti e nostalgie. Egli invita a gustare le opportunità della vita, non essere incoerenti rispetto ai principi che guidano la coscienza o titubanti di fronte ai fallimenti, né guardare indietro. È la sequela cristiana, il cui presupposto è l’esaltazione della libertà che vince ogni ricerca di sicurezza materiale, supera la formale prassi religiosa e i condizionamenti degli affetti familiari quando ostacolano la possibilità di far fruttificare i talenti ricevuti; si fonda sull’assoluta fiducia in Dio, sul radicale distacco, una costanza senza ripensamenti, condizioni che rendono veramente libero e consapevole che non sono ammessi rinvii, distrazioni, nostalgie o uscite di sicurezza.
Gesù sconvolge tutti mentre s’incammina verso Gerusalemme con passo sicuro malgrado la stanchezza, nessuno può fermarlo, nonostante avvertimenti e invito alla prudenza, nemmeno tradizionali nemici degli Ebrei come i Samaritani, i quali non gli consentono di attraversare la loro terra per rendere più facile il viaggio. Così l’esperienza del Golgota, dove patisce la non-accoglienza, è anticipata da questo rifiuto; tuttavia Gesù non punisce dando seguito alla collera dei discepoli, manifesta la misericordia dell’amore paziente. È la sua missione, mentre Giacomo e Giovanni, tra i dodici a lui i più vicini, dimostrano di non aver compreso rimanendo abbarbicati al loro contesto culturale. Pregare per distruggere il nemico, la loro intenzione, è una manifestazione d’intenti che trova tragica rispondenza nell’esperienza di questi giorni!
La risposta di Gesù è rivoluzionaria nella sua disarmante semplicità: non si distrugge chi non accetta il nostro modo di pensare; egli difende la libertà di chi la pensa diversamente e così elimina il concetto di nemico.