La lotta al doping entra in classe

L'auditorium del Liceo Severi di Salerno ha ospitato un interessante convegno sul tema "Vincere slealmente", promosso da Renato Del Mastro, delegato per la Campania dell'Accademia Olimpica Nazionale Italiana, in collaborazione con Angelo Guzzo, presidente dell'Asd Dojo Karate Pyros

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I relatori del convegno

L’auditorium del Liceo Scientifico Sportivo “Severi” a Salerno ha ospitato il convegno “Vincere Slealmente- La Lotta al doping: stato dell’arte e prospettive”, organizzato da Renato Del Mastro, delegato per la Campania dell’Accademia Olimpica Nazionale Italiana, in collaborazione con Angelo Guzzo, presidente dell’Asd Dojo Karate Pyros, ultima tappa del progetto Erasmus denominato “Positive to health”. A fare gli onori di casa la dirigente scolastica Barbara Figliolia. Dopo i saluti istituzionali degli assessori comunali Angelo Caramanno e Mariarita Giordano, del componente di giunta nazionale Coni Guglielmo Talento, il moderatore Del Mastro ha introdotto le relazioni. Presenti anche il delegato Coni Salerno, Paola Berardino e il maestro Luigi Di Maio. Si sono alternati, cercando di tenere desta l’attenzione di un nutrito gruppo di studenti, seguiti tra gli altri dalla docente Lella Lembo: Rosetta Pleimes (responsabile ufficio antidoping della Fijlkam), Gianluca Raffone (psicologo sportivo della Federcalcio Campania), Vincenzo Guzzo (presidente del sodalizio organizzatore) e Francesco Botrè (direttore scientifico del laboratorio antidoping della Federazione Medico Sportiva Italiana).
“Ho iniziato ad occuparmi di doping, che è un reato penale, per la Federazione Italiana Judo, Lotta, Karate e Arti Marziali, qualche anno fa – ha detto la Pleimes – perché un ragazzo di 17 anni, ad una festa, si era fatto una “canna”, poi in gara, era risultato positivo al doping e condannato a 4 mesi e mezzo. La squalifica per doping è per sempre, ora gli è negato fare l’allenatore, come pure non è consentito entrare in banca, nei gruppi militari o nella pubblica amministrazione. Abbiamo creato uno sportello antidoping alla Fijlkam, che ha sede ad Ostia e c’è un supporto Whatsapp. Gli atleti mi inviano messaggi per sapere se quello che hanno assunto, rientra nella lista delle sostanze dopanti.”
“Il doping si basa sull’inganno  – ha detto Raffone – la passione e il sacrificio consentono all’atleta di impegnarsi per raggiungere un obiettivo, ma ci vuole la pazienza del contadino, non si può avere tutto e subito. Bisogna coltivare sogni e provare a realizzarli, lasciando il tempo necessario.”
“Doparsi significa barare, con l’aggravante di futuri danni alla salute – ha sottolineato Botrè – per questo è risolutivo informare. Il miglioramento rapido, anche in campi diversi dallo sport, non funziona, pagano solo il lavoro e il rispettare le regole. Nulla è gratis, ogni scelta, comporta delle conseguenze.”