La luce della Pasqua nei giorni della prova

La liturgia della Parola di domenica 12 aprile

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La Pasqua è arrivata ma come è diversa. Ci coglie impreparati per la tensione determinata dalla grande paura di un futuro ignoto. Esso proietta tenebre e nasconde la luce, chiusi in casa ci percepiamo come in una tomba con l’ingresso sigillato; a mani vuote cerchiamo di spostare il masso per vedere oltre, uscire dal nostro egoismo e cercare altrove i muri di una vita che si crogiola tra cose e non è capace di percepire la vera bellezza scandita da gesti di pace, da abbracci fraterni, dalla tenerezza di sostenere chi ha bisogno.
Nessuno ha assistito al momento della Resurrezione, chicco di frumento germogliato nella semplicità, nel silenzio e nel nascondimento di Dio, Padre amorevole che consente alla corruzione della miseria umana di sperimentare la sua gloria, vita totalmente nuova aldilà del morire e del divenire. Non è un evento del passato, ma un salto di qualità per tutti gli uomini; perciò, Cristo risorto, oggetto della fede pasquale, è il Vivente che interseca la vita di chi crede.
Le modalità della Risurrezione non sono narrabili secondo canoni che descrivono la storia umana. Quel che conta è la presenza del Risorto che continua a percorrere le strade del mondo affiancando ogni persona per rincuorarla ed aiutarla a cambiare. Pietro, ad esempio, é radicalmente trasformato, diventato da spergiuro convinto testimone. Cosa ha determinato il radicale mutamento? Tutto per lui è iniziato per un corpo assente e una tomba vuota. Ad asserirlo erano delle donne, stando alla mentalità ed alla prassi giuridica del tempo testimoni poco credibili. Ma proprio questo particolare ha rafforzato la verità dell’evento. Un millantatore non avrebbero fatto raccontare una storia così poco verosimile a chi non aveva capacità giuridica. Pietro e Giovanni accolgono l’annuncio; il secondo trova la fede proprio per quello che vede, prima non aveva capito e, perciò, non poteva auto-illudersi. Dei protagonisti della vicenda che hanno sperimentato il dramma del venerdì precedente nessuno si attende qualcosa di eclatante. Le donne aspettano solo l’alba per completare il rito di sepoltura e, colte di sorpresa, giungono alla fede con fatica. Come è possibile? Certamente si può affermare che la Risurrezione non è stata un’allucinazione collettiva a giudicare dalla trasformazione dei discepoli. Giovanni diventa modello di credente perché il suo amore per il Maestro lo aiuta a comprende finalmente le Scritture. Maria Maddalena presta attenzione all’essere chiamata per nome e sperimenta la gioia pasquale oltre la morte, dove cieli e terra nuovi fanno crescere il seme della redenzione perché il Risorto è sempre Risorgente, Risurrezione stessa, germe di vita, risveglio dell’umanità decaduta, opportunità di ascesa per l’abbraccio finale col Padre.
È la fede che caratterizza i cristiani. Nell’anno del coronavirus, celebrare la Pasqua significa auspicare un benessere anelato e di cui si sente il bisogno per trasformarsi dall’interno afferrando la mano misericordiosa del Risorto, capace d’infondere il senso dell’abbandono fiducioso e la coscienza del perdono. Sono annunci salvifici che proiettano gioia nella domenica pasquale e conferiscono un significato speciale alla festa se essa riesce ad incidere sulle scelte e sugli orientamenti della nostra esistenza. La fede ci dice che la salvezza è già avvenuta, ora tocca a noi renderla efficace facendo di Cristo il Redentore del nostro cuore. La tomba è vuota, ma per convincere tutti della veridicità dell’evento straordinario dobbiamo far parlare i fatti; dimostrare che la cura proposta funziona, siamo veramente salvati perché la nostra vita è diventata il cardine di una convincente testimonianza. Quando tutto appare finito e resta solo il vuoto, la luce della vera Pasqua illumina e rischiara l’animo. L’amore donato è libero e liberante, redime dall’oscurità della morte chi si lascia amare. E’ la testimonianza che un cuore risanato trasmette agli altri e induce ad esclamare: ho visto il Signore!
Che ci sia bisogno di un Salvatore nessuno lo mette in dubbio nonostante si parli tanto di progresso, costante aspirazione del genere umano. Una radicata esperienza d’ingiustizia per le palesi sperequazioni che determinano insopportabili povertà per tanti, per troppi spinge a guardare oltre il tunnel e mutare rotta ascoltando lo stupefacente annunzio: un uomo è Risorto. La notizia non è stata mai rimossa dal mondo, anzi, caso unico, più persone vi credono benché il fatto ha dell’incredibile. La resurrezione di Gesù non ha una prova, è una chiamata alla fede che genera nei testimoni uno straordinario dinamismo, la forza di cui abbiamo bisogno oggi in un mondo sempre più complesso, prono all’egoismo, alla prepotenza, alla cinica indifferenza per gli altri, soprattutto se deboli e poveri.
Per l’umanità la Pasqua è innanzitutto rinnovata, inaspettata, necessaria presenza del Risorto, invito ad imitare i comportamenti di Gesù, la cui storia umana è stata un continuo fare del bene. Una vita così scandita pone nella condizione di seguire il Vivente che ci precede per ricominciare. Questa è la risurrezione di Gesù, esperienza di una nuova creazione, assoluta novità per questo 2020. Buona Pasqua!