La “normalità italiana” secondo Mauro

Il colore bianco della paura

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Ezio Mauro, L’uomo bianco, Feltrinelli, 2018

La cronaca, così com’è raccontata sulla stampa quotidiana, è una sequela di fatti, alcuni gravi, altri gravissimi, altri semplicemente inquadrabili nell’infinita categoria degli episodi. Ma ciò che sembra avere un senso limitato al fatto in sé, inquadrato in una più ampia visione d’insieme, può assumere una connotazione ben più preoccupante e da più sintomi far affiorare un malessere profondo e radicato.
Ne “L’uomo bianco“, Ezio Mauro, partendo da un fatto di cronaca – la folle crociata a colpi di pistola di Luca Traini contro gli immigrati, nel centro di Macerata, in seguito alla morte di una ragazza romana uccisa da uno spacciatore nigeriano – disegna lo scenario di una società italiana spaventata dalla diversità, avvitata sui propri timori.
La paura è il vessillo del sovranismo, la scossa identitaria che da qualche anno vede protagoniste le destre del nostro paese e ha ridefinito i contorni della nostra comunità. Un attento osservatore come Mauro ha saputo cogliere le ragioni profonde di un disagio fatto di un’insana voglia di repulsione che va oltre i singoli episodi di cronaca.
Siamo in una sorta di regressione, la progressione a ritroso di una civiltà che sembrava aver definitivamente lasciato al Novecento il tragico capitolo dell’intolleranza razziale; la nostra storia recente, in questi ultimi anni, è densa di episodi di primitivizzazione dell’ethos,  in un decadimento etico che accomuna politica e società civile.
Ezio Mauro la chiama “la normalità italiana”. Gli aspetti deteriori del nostro tempo prendono il sopravvento perché sono sottovalutati e accettati come sfogo di una piccola parte della società; ma se questa “piccola” parte, via via, si ingrandisce, dobbiamo prendere atto che ci sono muri invisibili più alti ed efficaci di quelli che sono stati eretti nel Novecento.
Si tratta di «…un mutamento facilitato dal nostro microadattamento, ottuso e inconscio ma costante, in ogni caso progressivo, apparentemente inesorabile»: in queste parole è condensata la diagnosi dell’autore. Parole che impongono una riflessione, partendo dalle convinzioni e dai dubbi di ciascuno di noi. Se ogni fatto di cronaca, come quello da cui ha preso spunto Ezio Mauro per il suo libro, fosse uno stimolo per un’autoanalisi, comprenderemmo meglio noi stessi e il nostro tempo.
La paura e l’esclusione si alimentano a vicenda: in fondo l’”uomo bianco” è debole e inquieto, sotto l’effetto di una propaganda stordente ed efficace, contrastata solo di recente da nuovi movimenti che riempiono le piazze e rivendicano il fatto di essere animati da uomini e donne che reagiscono al qualunquismo dei nostri tempi.
Ezio Mauro mette in guardia dal ritorno delle barriere biologiche nella contrapposizione tra gruppi ed etnie di una stessa comunità. Eppure oggi c’è un fenomeno nuovo, dopo la stagione della partecipazione digitale sta ritornando forse il tempo della politica e dell’impegno civile, tornano in gioco le menti e i corpi nelle piazze delle nostre città. Sardine e sovranisti si fronteggiano ed è un bene che lo facciano alla luce del sole.
Inutile chiedere di essere interpellati, bisogna restare impressionabili e lanciare uno sguardo al futuro. Il bianco resta in fondo il colore della paura.