In foto: da sinistra Anselmo Botte, Giovanna Basile ed Arturo Sessa

Collocamento pubblico per l’agricoltura e un comitato permanente in Prefettura: sono queste le proposte avanzate dalla Cgil per contrastare il fenomeno del caporalato nel Salernitano, in particolare nella Piana del Sele. Proposte che il sindacato rilancia all’indomani dell’inchiesta che ha portato all’emissione di ben 35 misure cautelari a carico dei componenti di un sodalizio criminale che sul caporalato, e sull’immigrazione clandestina, ha lucrato oltre sei milioni di euro. “Un’inchiesta – chiosa Anselmo Botte, presidente dell’assemblea generale della Cgil – che va nella direzione di quanto abbiamo denunciato come sindacato già nel 2015, quando con un dossier puntammo i riflettori sul fenomeno del caporalato, gestito ormai da stranieri. Da allora, purtroppo, poco o nulla è cambiato. E certo non bastano azioni come quella, importantissima, realizzata dai carabinieri del Comando Provinciale di Salerno”.

Un’idea della dimensione del fenomeno caporalato la si coglie scorrendo i dati del dossier della Cgil: sui circa 27mila lavoratori agricoli del salernitano almeno il 50% è costituito da stranieri, in maggioranza nordafricani, particolarmente vulnerabili alle pressioni dei caporali. Una presa cui, bene ricordarlo, non si sottraggono neanche i braccianti italiani. Di qui, come detto, le proposte rilanciate dalla Cgil per contrastare l’illegalità nel comparto: “È indispensabile – dice Arturo Sessa, segretario generale della Cgil Salerno – dispiegare un’azione sinergica tra istituzioni, sindacato e la parte sana dell’imprenditoria agricola salernitana. Occorre un luogo istituzionale dove possano essere prese in carico le denunce politiche del sindacato, denunce spesso circostanziate e dettagliate, affinché possano poi essere avviati i necessari controlli. Crediamo che questo luogo sia da individuare in un apposito comitato da istituire in Prefettura. Così come è ora di dare vita ad un collocamento pubblico per l’agricoltura, in maniera tale da gestire in maniera trasparente l’intera filiera”. Una possibilità, quest’ultima, che per Sessa va concretizzata nel momento in cui gli Uffici di collocamento stanno per essere potenziati, a seguito del via libera al reddito di cittadinanza: “È così difficile – dice il segretario generale della Cgil – immaginare di dare vita ad una sezione specializzata per l’agricoltura in seno a queste nuove strutture?”.

Un impulso, infine, va dato alla valorizzazione delle buone pratiche. Se finora, come ricorda la segretaria generale della Flai Cgil Giovanna Basile, le intese ed i protocolli sottoscritti in provincia di Salerno non hanno dato buoni risultati, è pur vero che grazie ai 25 milioni di euro di fondi comunitari per l’emersione del lavoro sono, finalmente, disponibili risorse sufficienti per valorizzare l’operato delle aziende sane, a loro volta vittime – insieme ai braccianti – del caporalato e della concorrenza sleale che questo fenomeno produce sul mercato del lavoro.