La sinistra si allei con i movimenti ecologisti

Non si tratta più soltanto di combattere per il miglioramento delle condizioni di vita degli operai e dei contadini, del ceto medio impoverito dalla crisi e dei migranti che arrivano sulle nostre coste. Ma di aprire un nuovo scenario imperniato sull’alleanza tra società e difesa della natura

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Tra le tante critiche – talvolta ragionate e condivisibili, talaltra settarie e negative – rivolte alla sinistra, sia a quella moderata rappresentata dal PD sia a quella radicale raccoltasi nella lista “La Sinistra”, una fra le più serie e fondate è lo scarso o marginale spazio lasciato alle tematiche ambientaliste e al rischio gravissimo che sta correndo il genere umano, provocato dalle dissennate scelte dell’amministrazione Trump. Anche lo scarno risultato elettorale del partito dei Verdi rivela in maniera ancor più palese la messa al margine nel dibattito politico del problema del rischio inquinamento dell’aria che respiriamo e dell’acqua che beviamo.

In brevi, il mare conterrà più sostanze derivate della plastica che microrganismi naturali, segno di una catastrofe ecologica sempre più prossima

Come opportunamente segnala “Il Manifesto” di qualche giorno fa, sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione è stato pubblicato il V Rapporto Sentieri, uno studio epidemiologico nazionale dei territori a maggior rischio di inquinamento. Il primo posto in classifica spetta, com’era prevedibile, a Taranto dove la mortalità è in vistoso eccesso ed è causata dal tumore ai polmoni, dal mesotelioma della pleura e dalle malattie dell’apparato respiratorio. In tutte le zone a rischio ambientale nel giro di otto anni (2006-2013) sono stati rilevati per gli uomini 5267 morti in eccesso rispetto all’atteso per tutte le cause e 3375 morti in eccesso per tumori maligni e per le donne 6.725 morti in eccesso per tutte le cause e 1910 morti in eccesso per tumori maligni. Se dalle fabbriche inquinanti e dall’amianto passiamo ai mari del pianeta apprendiamo dalle iniziative connesse alla “Giornata mondiale degli oceani” svoltasi l’8 giugno, dati a dir poco orripilanti: secondo uno studio della MacArthur Foundation nel 2050 gli oceani conterranno più plastica che pesci e non poteva essere altrimenti, dal momento che, secondo un rapporto del Wwf, ogni anno nel mondo vengono prodotte 396 milioni di tonnellate di plastica. Mi dispiace per gli amanti del pesce, ma è difficile che io ne mangerò ancora dopo aver letto la notizia di uno studio dell’Università di Ancona sui fondali del Mediterraneo dove la concentrazione di microplastiche è superiore a quella dei microrganismi viventi, dal momento che tutta la plastica galleggiante col tempo si trasforma in particelle grandi meno di un millimetro che si depongono sul fondale contaminando tutta la catena alimentare marina e dunque anche i pesci che mangiamo.

Questo lo stato di molte nostre spiagge certificato da Grrenpeace

Dobbiamo allora arrenderci all’irreparabile e al destino di distruzione e trasformazione in negativo dell’ambiente in cui viviamo e respiriamo? Fortunatamente sono nati negli ultimi anni movimenti di radicale contestazione del modello di sviluppo tardocapitalistico che potrebbero rappresentare una testa di ponte da offrire alla sinistra e ai verdi nella misura in cui questi partiti tradizionali abbandonino – mi riferisco in modo particolare ai partiti socialisti europei – il vecchio schema marxista della lotta di classe imperniata sulla sola trasformazione economica e sociale della realtà e indifferente, se non ostile, alle lotte ambientali. Non si tratta più soltanto di combattere per il miglioramento delle condizioni di vita degli operai e dei contadini, del ceto medio impoverito dalla crisi e dei migranti che arrivano sulle nostre coste. Ma di aprire un nuovo scenario imperniato sull’alleanza tra società e ambiente naturale, offrendo a ciò che ancora resta e resiste della tradizione verde ed ecologista una ipotesi di alleanza per una radicale trasformazione delle ragioni economiche che continuano a distruggere l’ambiente e la vita di uomini e donne. Bisogna guardare con attenzione e fiducia a una ipotesi di alleanza tra la sinistra democratica europea e i movimenti di aperta contestazione del modello produttivo neoliberista. Penso al movimento di Extinction Rebellion inglese, protagonista di una serie di manifestazioni che hanno bloccato a più riprese il centro di Londra, penso alle analisi di Gäel Giron, l’economista francese che ha teorizzato la possibilità di una necessaria transizione ecologica affidata a forti investimenti a difesa dell’ambiente, penso alla straordinaria serie di manifestazioni svoltesi in tanti paesi con centinaia e centinaia di migliaia di giovani che hanno seguito l’appello di Greta Thunberg, la ragazzina svedese che sta infiammando le piazze dell’Europa e del mondo intero per imporre finalmente la consapevolezza che se non si ferma lo scempio ambientale non vi sarà futuro per nessuno.