La via che conduce a Dio

Nella sesta domenica di Pasqua si è invitati a riflettere sul memoriale dell’amore come lo propone Gesù nel discorso di addio ai discepoli prima della passione

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Nella sesta domenica di Pasqua si è invitati a riflettere sul memoriale dell’amore come lo propone Gesù nel discorso di addio ai discepoli prima della passione. Egli afferma di essere la via da percorrere suscitando due interrogativi: che significa essere via? dove conduce?
Gesù non esita a rispondere presentando se stesso come la via perché manifestazione suprema del Padre; ecco perché dice all’apostolo: “Filippo, chi vede me, vede il Padre”. Tutto ciò che egli rivela sul Padre diventa la via per l’umanità, non un discorso astratto, ma un messaggio vitale.
Dove porti questa via appare subito evidente: conduce al cuore stesso di Dio. Gesù lo afferma chiaramente asserendo “vado dal Padre mio e Padre vostro (…) a prepararvi un posto, perché siate là dove sono io”. Dunque, chi s’incammina lungo questa via lega i propri limiti all’infinito di Dio meditando e vivendo il vangelo di Gesù. Un indissolubile legame amalgama nelle dinamiche proprie dell’amare; esse implicano desiderio, affetto, amicizia, appartenenza, così l’amore diventa luogo dell’incontro col Padre che sceglie di dimorare con Gesù nell’uomo.
La disponibilità all’amore diventa la ragione della differenza tra chi é discepolo e chi non lo è; senza l’uomo é incapace di un’autentica esperienza di Dio. Questa sapienza non è frutto di un ricordo ripetitivo; attualizzata grazie all’azione dello Spirito, agevola l’incontro con Gesù rendendo la sua storia perennemente attuale e veramente salvifica. Infatti, non rimane circoscritta alla vicenda personale del Risorto, ma diventa evento perennemente contemporaneo per la continuità tra il tempo di Gesù e quello della Chiesa.