L’aeroporto e i dilemmi inutili del giovane Piero

La petizione online lanciata dal giovane parlamentare per lo sblocco della procedura sul potenziamento dell’aeroporto Costa d’Amalfi è completamente fuori luogo perché ideata su presupposti infondati

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Checché ne pensi e ne dica il parlamentare Piero De Luca, possiamo tranquillizzare i nostri lettori: la petizione online per lo sblocco della procedura sul potenziamento dell’aeroporto Costa d’Amalfi che egli ha promosso (e sostiene) da qualche ora, adducendo ritardi strumentali del governo e, in particolare, del ministro dei Trasporti, non ha ragion d’essere, giacché la firma del decreto interministeriale che concederà la gestione integrale dello scalo all’attuale società aeroportuale per i prossimi 25 anni ci sarà tra pochi giorni.

Il parlamentare Piero De Luca in una foto di repertorio con l’ex ministro Maria Elena Boschi

Nell’ultima settimana, infatti, la società che amministra lo scalo salernitano ha dovuto presentare una necessaria, copiosa e impegnativa integrazione dell’istanza originaria, sia all’Enac che al dicastero dei Trasporti, per poter consentire al governo di verificare la compatibilità degli imminenti finanziamenti dell’Europa con riferimento ai mercati interni. Gli uffici sono stati impegnati fino a poche ore fa nella ripresentazione di studi che comprovino tale compatibilità. Un atto di rigore indispensabile, specie di questi tempi, trattandosi di un’opera che sarà potenziata con denaro pubblico. Nel giro di qualche giorno sarà valutata la congruità dell’atto aggiuntivo e si procederà alla prima firma, propedeutica alla sottoscrizione del decreto interministeriale tanto atteso.
Non si comprende, pertanto, il fine di una sottoscrizione online, mentre gli uffici hanno appena completato una documentazione senza la quale nessuna firma sarebbe stata possibile. Un lavoro immane teso alla costruzione, tassello dopo tassello, dell’ingresso dell’aeroporto nella rete nazionale degli scali commerciali: obiettivo che sarà raggiunto soprattutto grazie alla sinergia con Gesac che ormai prelude a un’imminente fusione con l’attuale Costa d’Amalfi Spa.
Al di là dell’intempestività e inopportunità dell’iniziativa del parlamentare De Luca, c’è da interrogarsi sul metodo della petizione online adottato da un parlamentare. Sono anni ormai che i cittadini subiscono la perdurante crisi della rappresentanza politica, al punto da verificare quotidianamente l’indebolimento della sfera pubblica: uno stato d’animo che Piero De Luca, con la sua iniziativa mediatica, rende addirittura plateale. Che senso ha per un deputato che dovrebbe essere erede della tradizione liberal-democratica e socialista ricorrere a una scorciatoia da capopopolo? Un tempo i parlamentari interpretavano il disagio e tentavano, attraverso le istituzioni, di invertire le rotte, incidendo nella risoluzione dei problemi con le armi della interlocuzione politica e della mediazione inter-istituzionale. E lo facevano anche quando i governi non erano “amici”. Le proteste (e le petizioni) popolari erano la linfa per scendere in campo e smuovere gli ostacoli che si frapponevano alla risoluzione dei casi più spinosi. Invece, oggi, non solo non ci si documenta e non si informa correttamente l’opinione pubblica sullo stato dell’arte, alimentando la confusione, ma si fomenta, senza motivo e senza strategia, il livore popolare contro il quale tutti dovremmo operare costruttivamente per trasformarlo in una matura partecipazione.
Di fatto negli ultimi anni sono emerse figure pseudo-carismatiche di leader inadeguati e inconsistenti, che sanno solo alimentare i furori di una piazza disinformata, negando così il proprio ruolo nella democrazia rappresentativa. Il deputato che, anziché dipanare la matassa e operare nelle sedi competenti, si fa promotore di inutili petizioni conferma la mutazione “antropo-politica” di questi ultimi decenni: al di là degli schieramenti, il nostro Parlamento ha dovuto assistere all’ascesa di personaggi improbabili, sull’onda non di nuovi rapporti di forza tra le componenti sociali, ma sulla scia di antiche logiche clientelari (per partiti come il Pd) o delle recenti esplosioni di rabbia (vedi i sovranisti e populisti).
Sarebbe davvero il caso di chiudere con questa democrazia incompiuta, che a quanto pare non è soltanto prerogativa di chi oggi [s]governa la nostra povera Italia.