L’aeroporto e la storia vissuta all’indietro

Il grande pensiero meridionalista ha combattuto aspre battaglie per "serrare" l'Italia, come diceva Giustino Fortunato. Oggi sono di scena governi che lavorano per allungarla, anziché accorciarla, riproponendo concezioni datate, addirittura pre-unitarie, sia dal punto di vista geo-politico che economico

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A proposito della tardiva firma dell’atto aggiuntivo tra Enac e società aeroportuale del “Salerno Costa-d’Amalfi”, avvenuta ieri a Roma, e dei continui ulteriori ritardi governativi che impediscono allo scalo di Pontecagnano di entrare a pieno titolo nella rete integrata degli aeroporti campani, il fascicolo nazionale del Quotidiano del Sud ha pubblicato oggi, martedì, in prima pagina, un commento di Andrea Manzi, che riproponiamo per i lettori di SalernoSera. 

Il meridionalista Francesco Compagna

Dietro la paradossale vicenda dell’aeroporto “Salerno-Costa d’Amalfi”, che una tattica perfidia politica tiene inchiodato sul binario morto dell’incompiutezza, c’è una classe politica che rilegge la storia all’indietro, ferma a un’Italietta immobile e immodificabile nelle sue condizioni ambientali. È una visione intrisa di pessimismo geografico, che rinvia al piccolo mondo antico delle vecchie strade di Gioacchino Murat e alle ferrovie di Silvio Spaventa.
Eppure i ministri Toninelli e Tria dovrebbero sapere che la “segregazione topografica” è stata la più grave malattia del Mezzogiorno, un morbo malefico che la politica fu tuttavia in grado, già tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del secolo scorso, di diagnosticare e curare con apprezzabile razionalità. L’Italia andava accorciata e la costruzione delle prime ferrovie fissò gli originari tasselli di quella che Giustino Fortunato vide come il primo segno di una “unità geografica della patria italiana”. Per il grande meridionalista di Rionero, era troppo lunga ed esile, l’Italia, e occorreva pertanto “serrarla”, riaccostare cioè, e in fretta, il Nord al Sud. Poi, la politica – pur con omissioni, avventatezze e approssimazioni – si incamminò nei decenni successivi su quella traiettoria: vennero le elettrificazioni, i doppi binari, i treni più o meno rapidi, ma soprattutto comparvero nella storia del progresso autostrade e aeroporti. Questi ultimi furono salutati dal più avveduto pensiero meridionalista come capisaldi di un rapido sviluppo possibile, un farmaco salvavita contro la segregazione topografica. Memorabili in proposito alcuni scritti di Francesco Compagna, che guardava lontano e ridefiniva la sua idea di progresso meridionale mettendo in discussione la invariabilità del principio di localizzazione.
I tempi sono radicalmente cambiati: oggi brigano per allungare l’Italia anziché contrarla. E così fanno rigirare Fortunato e Compagna nella tomba, mentre il Paese vaga disperato sull’abisso.