L’amore al tempo del Covid

Il lockdown nelle opere di Aurora Cubicciotti, pittrice di Campagna che vive in Emilia

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Ancora una volta e con sempre maggiore sensibilità, consapevolezza della vita e rigore segnico e coloristico, l’artista Aurora Cubicciotti, donna meridionale dalla forte tempra e dal caparbio fascino antico della femminilità meridionale, volitiva e appassionata, ci indica la verità dei nostri tempi, della sofferenza al tempo del covid-19. L’arte come manifestazione suprema della vita, come denuncia e come riflessione, si fa evidente nelle nuove opere adesso in mostra a Parma, presso la Galleria Bianca/il Cubo, fino al 1 settembre. Nei suoi dipinti vive il dolore del nostro tempo, la consapevolezza della lotta per vivere e per donare amore per gli altri. La mostra dal titolo “Amore 19” si propone come riflessione e doveroso omaggio per tutti coloro che hanno combattuto contro il covid-19. I suoi colori e le sue figure dipinte scavano nell’anima, testimoniano la lotta per la vita e i sentimenti che vanno anche oltre la morte. Aurora Cubicciotti, in quanto artista e donna, ha voluto dedicare i suoi racconti visivi «in memoria di chi ora non c’è più, di chi ha sofferto e soprattutto in memoria di chi come tanti medici e infermieri hanno dato la vita per noi. Soprattutto il loro sacrificio è stato amore. “Amore19”». Una dichiarazione chiara, forte. Inequivocabile come solo l’arte sa fare. E le sue figure vivono nello spazio dell’anima e della coscienza creatrice, nella forza dei colori e delle forme umane che denunciano, che gridano e invocano l’amore. Siamo di fronte all’ “Umanitudine”, al sentimento del cammino di un’Umanità straziata, che combatte ogni giorno la propria battaglia in nome della vita, in nome di una volontà che vuole proporsi come speranza, come futuro, come cammino da percorrere, avendo ben presente i dolori e i mali che ogni giorno feriscono, ma non annientano, la dignità dell’uomo e i suoi indelebili sentimenti. Anche l’amore è ferito, ma non annientato. E le mascherine, che impediscono i baci, non fermano la forza di un sentimento che va molto oltre la fisicità.
È una ricerca continua, forse affannata, anche dolorosa, ma estremamente affascinante, quella che ci propone l’artista Aurora Cubicciotti: una donna che sa leggere l’alito della vita, che sa guardare dentro le cose, nelle recondite profondità degli occhi dei personaggi che lei ritrae in maniera mirabile, nelle profondità delle pieghe dei meandri dell’inconscio, nelle profondità dei sentimenti, nel “simbolismo” dei suoi personaggi che diventano paradigmi delle condizioni stesse della vita quotidiana. È una poetica che si carica e ricarica di infiniti ruoli e di infiniti significati. L’artista padroneggia la parola poetica e le immagini pittoriche, sa parlare alle nostre menti: le sue opere pittoriche sono pura poesia per immagini che solo in apparenza sono mute, a volte mirabilmente accompagnate anche da suoi testi poetici che mettono a nudo tutto il grande universo emozionale che le distingue. Parole e immagini dunque: locuzioni icastiche indissolubilmente coniugate, capaci di suscitare sensazioni ed emozioni che appartengono alla nostra esistenza e ci mostrano un universo segnico in cui ogni immagine, ogni disegno, ogni segno e ogni parola poetica sono l’epifania della vera essenza dell’arte che, ancora una volta, diventa vita, diventa realtà vissuta, diventa spazio emozionale puro. È in questo spazio dell’emozione, e dei sentimenti, che l’arte trova la sua stessa ragion d’essere. L’artista non è mai appagata dal proprio lavoro. Aurora sa che la ricerca è impegno quotidiano, sa che nulla può essere concesso se non l’emozionalità di un lavorio continuo che affini giorno per giorno la propria sensibilità di fronte agli eventi della vita, di fronte alla storia, di fronte alle responsabilità dell’arte. Ed è proprio quello che, ancora una volta, è successo con la mostra in corso a Parma. Ancora una volta questa artista, nata a Taranto, ma salernitana e campana per origini e per formazione artistica, sa regalarci emozioni e riflessioni che ci costringono a pensare ai classici e filosofici interrogativi su chi siamo, da dove veniamo, cosa facciamo e dove vogliamo andare nel nostro pellegrinaggio nel tempo della storia.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)