L’Anm si auto-assolve ma restano tutti i nodi

Documento patriottico della sezione di Salerno dopo il caso Sgroia. Le cifre sull’attività svolta nei giorni del Covid nascondono la realtà

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All’insegna dell’orgoglio di categoria il documento licenziato l’altra sera dal distretto di Salerno dell’ANM. I magistrati hanno affermato la centralità del loro ruolo, che appare sempre più insidiato dal caso Palamara, ma hanno anche replicato, sul piano locale, ai vari attacchi ricevuti dagli avvocati per la stasi delle attività giurisdizionali in seguito alla pendemia. Per quanto riguarda il primo punto sembra aver pesato la vicenda relativa a Gaetano Sgroia, presidente del Riesame, il cui nome ricorre nelle intercettazioni di Palamara per vari interventi richiesti per la nomina a capo dell’ufficio che attualmente ricopre. «L’ANM, distretto di Salerno, all’esito di una partecipata assemblea, ritiene assoluta ed indifferibile una profonda autocritica di tutti i magistrati associati in relazione ai sistematici episodi di degenerazione correntizia resi noti dalla stampa e rileva che proprio da tale autocritica la magistratura, quale istituzione posta a salvaguardia del rispetto dei principi dello Stato democratico, debba ripartire per riguadagnare autorevolezza e credibilità soprattutto nei confronti dei cittadini». Il riferimento al caso di Gaetano Sgroia, che con molti messaggi aveva chiesto, in maniera quasi supplicante, al collega maneggione non soltanto la nomina ma anche che la stessa avvenisse all’unanimità del Csm, sembra più che evidente. Da qui, l’auspicio di una riforma che ponga fine allo strapotere delle correnti nell’ANM. Nelle more, c’è tanto da fare per rendere trasparente l’attività giurisdizionale, per cui occorre comunicare con efficacia ai cittadini disagi e difficoltà determinati dai nodi non sciolti della questione Giustizia. Da questi passaggi origina l’analisi delle vicende locali che hanno visto gli avvocati puntare l’indice contro i magistrati soprattutto nella prima fase della vicenda Covid. Stasi quasi totale, impossibilità di accedere agli uffici, mancato deposito delle decisioni: queste alcune delle responsabilità addossate ai magistrati. Ecco le risposte dei giudici.
«Il termine del periodo di emergenza, con i limiti alla trattazione dei procedimenti civili e penali e alla loro definizione, fissato originariamente al 31 luglio e attualmente anticipato al 30 giugno, è stato individuato – sostengono le toghe salernitane – dal Ministero della Giustizia e non dalla Magistratura», così come «la riduzione drastica del personale amministrativo in servizio attivo negli uffici giudiziari», disagi sommati alla impossibilità per gli amministrativi «di utilizzare da casa gli applicativi degli uffici giudiziari che determina la marginalizzazione del servizio, rendendolo, nonostante gli indubitabili sforzi di detto personale, del tutto inidoneo a ridurre anche di un solo giorno la durata di un procedimento». Anche qui, l’indice è puntato sul Ministero attraverso un’auto-assoluzione. I magistrati negano, pertanto, ogni responsabilità su disservizi e paralisi di servizi e anzi rilanciano, evidenziando il lavoro svolto, pur tra mille difficoltà, nella fase calda della pandemia. «Abbiamo proseguito, con abnegazione e dedizione, a compiere il nostro dovere con aumento, in alcuni uffici, della produttività nell’interesse esclusivo della comunità, nonostante le note disposizioni limitative all’attività amministrativa e giudiziaria disposte dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 8 marzo del 2020 e successive modificazioni ed integrazioni».
L’affermazione è supportata da dati, che sono però letti criticamente da avvocati e utenti: la prima sezione ha depositato, sostengono i giudici, 117 sentenze di cui sono state pubblicate 68. La seconda ha provveduto al depositato di 460 sentenze di cui sono state pubblicate 233. La terza sezione ha depositato 19 sentenze tutte regolarmente pubblicate. Anche nel settore penale i dati forniti dall’ANM sembrano negare la paralisi denunciata più volte dagli avvocati, fino alla proclamazione dello stato di agitazione. 41 sentenze del Gup, definizione di 497 procedure della fase Gip con emissione di 44 ordinanze applicative di misure cautelari nei confronti di oltre 100 indagati e con emissione di 36 decreti di sequestri preventivi. Nel settore dibattimentale si contano 78 sentenze collegiali e 297 sentenze monocratiche e sono state tenute 474 udienze.
Sembra quasi che non vi sia stata alcuna difficoltà, ma che si sia registrata una accelerazione della giurisdizione. Purtroppo, però, i dati snocciolati dall’ANM non tengono conto della tipologia di sentenze depositate e di procedimenti definiti, considerando che ai fini della relazione statistica della produttività degli uffici sono calcolate pronunzie di non particolare difficoltà, anche seriali. Nel comunicato, non vi è alcun riferimento all’organico dei magistrati o al lavoro apportato dai Giudici onorari (GOP) cui sono delegati molti ruoli di udienza civile e penali con piene funzioni. Inoltre, il tenore del comunicato da un lato correttamente addebita al Ministero e a carenze strutturali le difficoltà registrate dalla magistratura e subite dall’avvocatura ma non accenna in alcun modo ai criteri organizzativi degli uffici, limitati alle sole urgenze, senza cenni allo smaltimento progressivo e organizzato dell’arretrato. La stessa disciplina della attività di udienza in presenza, dall’inizio della fase 2 (12 maggio scorso), è stata limitata alla trattazione di pochissimi processi penali (3 o 4 per ciascun giudice, una sola volta alla settimana). Né si accenna, nel civile, al netto dei numerosi rinvii delle cause a data successiva al 31 luglio, al mancato più intenso uso della modalità di udienza in remoto e in presenza specie nei procedimenti di famiglia e minori anche in considerazione degli ampi spazi nella Cittadella Giudiziaria che consentono il distanziamento.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)