L’Avvento contro l’indifferenza

Il vangelo di domani, domenica I dicembre, ci invia a vegliare, a stare attenti ad ognuno degli istanti di cui è formato il tempo perché espressione di un annuncio, di un appello carico di grazie e di amore

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La ricerca di Dio é la nostra salvezza, agevolata dal fatto che Egli continua a nascere in un mondo a Lui estraneo e tra cuori distratti, vittime della superficialità. Naufraghi e privi di speranza, tanti non riescono a vedere il pianeta progressivamente avvelenato e umiliato da un uso distorto delle ricchezze, mentre la terra, casa comune, viene depredata da insostenibili stili di vita. La guerra continua a mietere vittime innocenti, per i poteri forti solo danni collaterali nel consolidare la loro egemonia. I visi dei bambini angariati, i volti di donne violate, comprate e vendute, le rughe di anziani che attendono una carezza e invece patiscono la fame, le mani callose di lavoratori precari e derubati del loro futuro non attirano l’attenzione. Per accorgersi di questo dramma occorre ritornare ad ascoltare con animo bambino e sguardo compassionevole la sofferenza che scuote, la mano tesa per il bisogno, occhi dai quali sgorgano silenziose lacrime che sono un grido di aiuto. Per porre riparo a tutto ciò occorre vivere in modo partecipato l’Avvento, come la Chiesa propone all’inizio di questo anno liturgico, impegnarsi ad uscire dal ristretto perimetro del proprio io ed incamminarsi lungo la strada che sta percorrendo Colui che viene senza clamore. Il suo camminare dura da secoli, ma per scorgerlo necessitano occhi che sanno distinguere la giusta prospettiva, uscire dal ristretto circuito dei propri bisogni, manifestare la generosa disponibilità a spezzare il pane con gli altri.

Siamo invitati a sperimentare la dimensione dell’Avvento e prestare attenzione con la stessa partecipazione affettiva e disponibilità di Maria Nazareth, la quale sa, come tutte le madri, che cosa è l’attesa. L’Avvento è, quindi, vita che nasce, opportunità di opporsi al diluvio dell’indifferenza, tenersi pronti per non mancare l’incontro col dono dell’Incarnazione di Cristo, avvenimento splendido e gioioso, e con la Risurrezione di Gesù, il quale ritorna nella pienezza del suo potere regale per raccogliere l’umanità redenta. Perciò, va superato il torpore della coscienza che impedisce di vigilare, vittime di banalità e miopia spirituale, e vincere la paura della catastrofe e della morte per acquisire una prospettiva colma di speranza. La venuta di Cristo sollecita la fine dell’egoismo e dell’odio e infonde gioia senza fine, come predice Isaia nella prima lettura col suo auspicio a trasformare gli strumenti di guerra in attrezzi per un fecondo lavoro grazie alla conversione degli uomini a Dio. Da qui l’urgenza del ritorno di Gesù e la perentoria esortazione a vegliare. Egli viene, verbo coniugato al presente nel vangelo di Matteo per rendere l’imminenza dell’incontro e accorciare eventuali distanze, superare distrazioni e superficialità per concentrarsi sull’essenziale. Gesù ricorda che l’uomo determina liberamente indirizzo ed esito della propria esistenza; perciò invita a vivere in tensione l’attesa – significato del latino “ad-tendere” – disposti a vigilare per accogliere in ogni momento il Signore.

“E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno”, grida san Paolo, pratica esortazione alla vigilanza per prevenire tragiche sorprese come quella del diluvio. E’ lo stile di vita del cristiano impegnato a intraprende il viaggio verso il monte santo, come raccomanda Isaia. Svegliarsi per vigilare; ma cos’è la vigilanza? E’ stare attenti ad ognuno degli istanti di cui è formato il tempo perché espressione di un annuncio, di un appello carico di grazie e di amore. La vigilanza aiuta a capire i segni grazie alla parola di Cristo da ascoltare, meditare, approfondire, applicare, testimoniare e annunciare secondo l’esortazione di Paolo “rivestitevi di N. S. Gesù Cristo” per fare aderire come un vestito la logica cristiana alla nostra mente.

L’avvento è tutto ciò: attendere un evento particolarissimo, mettersi in cammino per un incontro che va preparato superando superficialità ed incoscienza, pronti a mutare prospettiva per rivestirsi finalmente di Cristo, il quale si approssima sempre più nella sua seconda venuta. Quattro settimane di vigilante preghiera, pronti, se necessario, a scelte difficili per vivere in modo diverso ciò che si è già sperimentato.

Nel profondo del cuore continua a persistere la voglia del Natale perché c’è bisogno di rinnovare, rinsaldare, irrobustire la speranza che promana dalla semplicità di un Dio bambino pronto ad accompagnarci per il tornanti dell’esistenza in un pellegrinaggio che è impossibile percorrere da soli, incapaci di superare le tante cesure che ci attendono. Viviamo allora questo tempo col desiderio di riallacciare il nostro rapporto con Gesù che vuole essere partecipe della nostra vita e facciamo nostra la preghiera con cui si chiude il libro dell’Apocalisse: ”Vieni Signore Gesù”.