Il candidato sindaco di Capaccio Franco Alfieri

Franco Alfieri uno e trino, in un triangolo politico-affaristico tra Agropoli, Capaccio e la Regione. È l’ipotesi investigativa della Dia di Salerno, guidata dal colonnello Giulio Pini, nelle indagini sul presunto “Sistema Cilento” coordinate dal pm anticamorra Vincenzo Montemurro. Gli investigatori sono a caccia di riscontri, dopo aver acquisito una gran mole di documenti, ma ancora non ci sono elementi. Tra poche ore, a Capaccio, il candidato del Pd affronta il ballottaggio con Italo Voza, partendo dal 47,51% del primo turno. “L’uomo delle fritture” ostenta calma, ma l’attività istruttoria procede senza sosta. Senza scordare il capitolo camorra, snodo centrale nelle indagini sugli appalti. Alfieri è indagato per scambio elettorale politico-mafioso, concussione, violenza privata e minaccia, tutti aggravati dal metodo mafioso. Nelle carte spuntano la famiglia Marotta, il presunto clan degli zingari di Agropoli, e Roberto Squecco, imprenditore condannato in via definitiva per tentata estorsione ed associazione a delinquere di stampo mafioso. La sentenza lo qualifica come organico al clan Marandino, vecchia propaggine cutoliana.

I rapporti con Squecco. Squecco, che continua a protestare la propria innocenza, ha interessi diversificati. Opera nel settore onoranze funebri, e non solo. Ad esempio è titolare del lido Kennedy di Capaccio. Come riporta Il Fatto, è il luogo scelto da Alfieri per inaugurare la campagna elettorale, a metà maggio. Ma non è per questo che La Dda di Salerno vuole approfondire i presunti rapporti tra il candidato sindaco e l’imprenditore condannato. Lo spunto originario è la candidatura di Stefania Nobili, moglie di Squecco, nella lista “Democrazia Capaccese” a sostegno di Alfieri. Una discesa in campo già premiata dagli elettori: qualunque sia l’esito del ballottaggio, la Nobili è già in consiglio comunale, grazie a 348 preferenze. Tuttavia, nell’ipotesi degli inquirenti, Squecco sarebbe soltanto uno dei segmenti di una filiera complessa. E ad oggi, l’imprenditore non risulta indagato né destinatario di una perquisizione, in questo procedimento. Il suo è un peso analogo a quello di un’altra pedina dell’inchiesta, inciampata in un imprevisto: Pasquale Mirarchi, candidato sconfitto al comune di Albanella, arrestato per possesso di una pistola Taurus calibro 22 con matricola abrasa. L’arma è spuntata fuori durante una perquisizione, ma gli agenti della Dia erano lì per altro.
La posizione di Mirarchi. Mirarchi ora si trova ai domiciliari. Travolto dalla vicenda, alle elezioni del 26 maggio ha comunque rimediato il 21,94%. Al comune di Albanella era vicesindaco, prima di essere candidato a sindaco dal centrosinistra, con la benedizione del kingmaker Alfieri. È indagato per turbativa d’asta, in un procedimento differente dall’indagine sull’ex sindaco di Agropoli. La procura sospetta, però, che i tentacoli del “Sistema Cilento” possano avvolgere anche Albanella. La cerniera potrebbe essere un’azienda: la Dervit spa di Roccadaspide, nella zona una specie di asso pigliatutto degli appalti per la pubblica illuminazione.
Il caso Dervit e gli affidamenti della Regione. Nelle indagini, gli accertamenti sulla Dervit non sono affatto marginali. Tra le carte acquisite nella sede della ditta, durante una perquisizione, gli inquirenti sperano di trovare alcune risposte. Anzitutto, c’è da rintracciare una «eventuale corrispondenza» con i documenti requisiti ad Alfieri, all’attuale sindaco Adamo Coppola e gli appalti concessi dal Comune di Agropoli. Una gara da 20 milioni di euro, aggiudicata in splendida solitudine, quando al comune regnava proprio Alfieri. Lo stesso per Albanella e altri comuni cilentani. Parliamo di gare dalla durata ventennale o trentennale, di cui è al vaglio perfino la legittimità della durata. La traccia su cui lavorano gli inquirenti è il ruolo egemone della Dervit, negli appalti. L’azienda sarebbe un perno nella “filiera delle fritture”, la cui onda lunga approderebbe a Palazzo Santa Lucia. È la Regione, infatti, l’ente affidante dei servizi, messi a gara dai bandi comunali. Ed alla Regione Alfieri eserciterebbe la propria influenza, da capo segreteria del governatore De Luca, poltrona lasciata a marzo per le elezioni a Capaccio. Sotto la lente investigativa, inoltre, pure la vicenda della strada “fantasma”. Una storia emersa dalle lettere inviate ad Alfieri da Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso 9 anni fa. Tempo fa Dario Vassallo, fratello del sindaco-pescatore, ha esibito pubblicamente le fotocopie delle missive, indirizzate tra 2008 e 2009 all’allora assessore provinciale ai Lavori Pubblici. Sono presunte denunce sull’affaire della strada Celso di Pollica-Casal Velino, pagata e mai realizzata.

La vicenda Alfieri in consiglio regionale. Intanto, il caso approda in consiglio regionale, con una richiesta di trattazione urgente. Valeria Ciarambino, consigliera del M5S, chiede di inserirla nella prossima seduta. Dall’inizio dell’Alfieri gate, i pentastellati invocano un passo indietro ad Alfieri, tuttora consigliere del governatore per caccia, pesca ed agricoltura. Una veste da consulente priva dei poteri di firma. Un formalismo che non convince il Movimento 5 stelle: di fatto Alfieri sarebbe decisivo, nella gestione di ingenti risorse. Si pensi alla dotazione del Piano di sviluppo rurale Campania 2014-2020,  pari a circa 1.836 milioni di euro. «Miliardi di fondi pubblici – afferma Ciarambino – sono oggi gestiti da un indagato per voto di scambio politico-mafioso. Ci chiediamo come sia possibile sia ancora consigliere all’Agricoltura. Incarico che gli andrebbe revocato perché gli consente di avere un ruolo predominante nella gestione». Se ne riparla dopo il 9 giugno, alla ripresa dei lavori.