Camilla apre la porta della palestra e vede Sandra divertirsi mentre gioca a palla avvelenata.
Si gira e mi fa: “Voglio fare pallavolo anch’io!”
Peccato che gliel’abbia già chiesto. Un mese fa.
E che invece abbia deciso di iscriversi a ginnastica ritmica.
Proprio Sandra commentava, compiacendosi della scelta della sorella: “Cami, non vedo l’ora di vederti con un body tutto sbrilluccicoso!”
Peccato che per questo body tutto “sbrilluccicoso” abbia appena versato un acconto di 20 euro…
Ma Camilla insiste: “Mamma, voglio fare anch’io pallavolo, mi diverto di più!”
Eh sì – penso, tra me e me, io che comunque non avrei scommesso nulla sulla vocazione da ginnasta di Camilla – in fondo lo sport a quest’età serve per divertirsi.
Così, meditando di tornare ad annullare l’ordine del body “sbrilluccicoso”, per strada, chiamo mio marito, il quale, dall’altro lato del telefono, tuona: “Per me, deve fare ritmica! Ma fai come credi!”
Ed io, stregata dalla frase “mi diverto di più”, faccio come credo e vado ad annullare l’ordine.
E poi, tutto sommato, a me – diciamo le cose come stanno – viene molto più comodo portarle tutte e due a pallavolo, i giorni pari, visto che Paola, dal canto suo, fa scherma, i giorni dispari.
Se ci penso bene, sono proprio soddisfatta di questa svolta a sorpresa di Camilla: sul piano logistico sarà tutto più semplice!
Quindi, tornata a casa, aggiorno mio marito, il quale, però, subito mi fa notare che “la bambina in questo modo non impara a tener fede alla parola data”.
Ed in effetti non posso dargli torto, visto che la mia Milly Milly ha fatto almeno due o tre prove.
Poi mi fa anche notare che “non bisogna assecondare ogni desiderio delle bambine”.
“Infatti” – dico io.
“Invece tu lo fai” – ribatte lui.
“Ma se viene a dirmi che si diverte di più …” – cerco di continuare io – “sfido qualsiasi mamma…” .
“È proprio questo il punto” – replica pronto mio marito – “le mamme! Da quando i padri sono stati spodestati dalle madri nell’educazione dei figli, si è passati dalla Regola ad assecondare tutti i capricci dei bambini! È da qui che tutto è andato a rotoli!”
Ora io non vorrei sembrare un’egoista, dando un taglio personale e non sociologico alla vicenda, ma a me, ribadisco, nel mio piccolo tran tran quotidiano, torna più comodo così.
E, invece, mio marito prosegue: “Li vedi tutti questi adolescenti, dittatori dei propri genitori, abituati a sentirsi dire sempre di sì? Che generazione stiamo tirando su? 40 anni fa non era così!”.
“E chi ti dice che fosse meglio?” – chiedo io, con un effetto sorpresa che neanche Camilla che vuole fare pallavolo.
“È vero, non posso dirlo!” – dice lui, con timbro serio.
Incredibile mi sta quasi dando ragione.
“Però” – continua [infatti ho detto ‘quasi’] – “a me non piace questa storia: Camilla dovrebbe fare ritmica!”
“Ma non si può costringere…”, ribatto.
“Però la troppa libertà … l’anarchia … la demagogia …”.
“Però la passione … l’entusiasmo … la grinta”.
“Però la responsabilità … la serietà … la costanza …”.
“Però il divertimento … le risate … lo stare insieme”.
“Però il permissivismo … la negligenza … l’ignoranza”.
Nel frattempo Camilla, facendo capolino sull’uscio della porta, “mamma”– dice tutta contenta – “ho pensato che non voglio fare pallavolo … voglio fare ritmica”!
E mio marito: “Hai visto che avevo ragione?”.
E, rivolto a Camilla: “Assolutamente NO: farai palla a volo!”.

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook