Le strategie leghiste

Il regionalismo differenziato, se portato a compimento, diverrebbe davvero quella “secessione dei ricchi” della quale oramai tutti parlano a ragion veduta. Sappiamo che ci potrebbero essere profili di incostituzionalità che dovranno essere valutati, ma, intanto, da Sud, su un piano culturale e politico non è partita una risposta forte e corale di opposizione

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Il cane e il gatto, come ben sappiamo, hanno tecniche d’attacco molto differenti. Possedendo sia l’uno che l’altro, ho il privilegio quotidiano di osservarli con la dovuta attenzione, perché sono mirabili per tempismo e rapidità, pur adottando, come detto, strategie divergenti. Il cane, in generale – e anche il mio che è di taglia medio-piccola – mostra i denti, abbaia, ed è portato all’attacco frontale, denotando sempre molto coraggio, abilità e forza fisica. In quel frangente beneficia dell’effetto-sorpresa ma, come sempre accade negli scontri diretti, il corpo a corpo può dare esiti molto incerti, nel senso che il cane può vincere, ma può anche essere sconfitto, quale che sia il motivo del suo attacco. Il gatto, invece, si nasconde e si posiziona, calcola distanza, natura dell’avversario, osserva i suoi movimenti, li studia a dovere e poi all’improvviso sferra l’assalto, con consumata perizia. Dunque, non il combattimento frontale, anche se poi la zuffa diventa inevitabilmente un attacco vis à vis, ma è l’arte del temporeggiare che viene poi infranta dalla decisione del balzo in avanti per ghermire o acciuffare qualcosa, un topo o un altro gatto.

Salvini, Di Maio e il presidente del Consiglio Conte

Le azioni di questi due animali domestici mi sembra riproducano la diversità dei comportamenti assunti dalla Lega negli ultimi anni. La Lega-cane delle origini digrignava i denti, abbaiava con aggressività e attaccava i suoi avversari in modo frontale al grido di “Roma ladrona”, a sostegno degli imprenditori del Nord-Est, predicando con ferma convinzione la fine dello spreco delle risorse pubbliche che, nelle valutazioni dei suoi esponenti politici di spicco, erano frutto per lo più delle tasse dei laboriosi uomini del Nord Italia. A partire da questi slogan, triti e ritriti, la Lega prendeva le distanze da tutto quello che era Sud, additando i terroni, la scarsa voglia di lavorare dei meridionali, lo sfruttamento del danaro pubblico, l’assistenzialismo, fino ad arrivare al clou delle rivendicazioni, con cui chiedeva l’indipendenza della Padania dal resto del paese. Questa tecnica frontale di attacco e di comunicazione politica non trovava molto riscontro nel resto dell’Italia e la Lega restava soprattutto un fenomeno circoscritto e regionale. Con la segreteria Maroni qualcosa stava già cambiando in termini di strategia politica rispetto al leghismo di Bossi, iniziando quell’opera di riconoscimento del partito su una scala più nazionale. Ma è soprattutto con Salvini che la Lega-cane si è trasformata in modo repentino e deciso in Lega-gatto, utilizzando quell’attendismo e quell’acquattarsi tipico del felino, prima di sferrare l’attacco risolutivo. Esco fuori dalla metafora: la Lega ha assunto una dimensione totalmente nazionale, ha continuato le sue storiche battaglie al grido di “prima gli Italiani” e “via gli immigrati”, scegliendo una linea dura su vari temi e in apparenza remissiva rispetto ai meridionali (dove ha prevalso l’arte del gatto), provando a usare quella moral suasion che è diventata la sua principale tecnica politica. Insomma, Salvini si è accucciato per non rendersi completamente visibile al nemico, mostrandosi gioviale e amico degli uomini del Sud, mietendo riconoscimenti e voti, girando e parlando, ricevendo pacche sulle spalle e accettando finanche baciamani. Ma lui è lì, acquattato. Sta dissanguando di fatto il M5S, intanto strizza gli occhi alla Tav ma, soprattutto, fa procedere in modo spedito una delle riforme più antimeridionale mai concepita, come il regionalismo differenziato. Per ritornare alla metafora iniziale, l’approvazione di questa barbarie corrisponderà all’attacco della Lega-gatto al nemico (il Sud), quando questi non potrà più divincolarsi e forse neppure chiederà di farlo. Il regionalismo differenziato, se portato a compimento, diverrebbe davvero quella “secessione dei ricchi” della quale oramai tutti parlano a ragion veduta. Sappiamo che ci potrebbero essere profili di incostituzionalità che dovranno essere valutati, ma, intanto, da Sud, su un piano culturale e politico non è partita una risposta forte e corale di opposizione, e qualcuno ha pensato persino di sedersi, per così dire, al tavolo del regionalismo e provare a discutere di una sorta di secessione concepita da Sud, aggiungendo, forse, confusione a confusione, disgregazione a disgregazione. Ma, intanto, la Lega-gatto resta acquattata in attesa del balzo felino. Io so bene che quando il mio Pablo decide di attaccare, i suoi graffi e i suoi denti fanno molto male e lasciano il segno. Danni anche maggiori farebbe la Lega-gatto al Sud, non ci vuol molto a capirlo.