L’economia campana non lascia speranze, peggio di tutto il Sud

Con il Covid implode un settore già a pezzi. Inadeguate le strategie centrali e regionali

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“In poco più di un decennio la Campania ha attraversato fasi cicliche alterne. Alla lunga recessione iniziata nel 2008, proseguita senza soluzione di continuità fino al 2013, ha fatto seguito una ripresa che negli anni più recenti ha perso progressivamente vigore. Il parziale recupero dai livelli di attività del 2007 rischia di essere compromesso in misura significativa dalla più grave pandemia dell’ultimo secolo. Le misure di contenimento e la diffusione globale del virus hanno iniziato a produrre i primi effetti sull’economia campana già nel primo trimestre dell’anno in corso. Le esportazioni, pur continuando a crescere a ritmi elevati, sostenute dal favorevole andamento del comparto agro-alimentare, hanno rallentato. Il movimento di merci e passeggeri si è drasticamente ridotto. L’occupazione, già in calo nel 2019, si è ulteriormente contratta nel primo trimestre del 2020, con effetti verosimilmente sfavorevoli sulle prospettive dei consumi privati.”

Questo è l’incipit del Rapporto di Bankitalia “L’economia della Campania” presentato in webinar venerdì, 26 giugno. Puntuale come ogni anno è capace di fotografare con molta attenzione le dinamiche economiche che interessano le economie regionali, a partire da quella Campana che è quella che ci riguarda più da vicino.

Chi è interessato lo può scaricare gratuitamente sul sito dell’Istituto.

Lo sgranare dei numeri è impietoso per tutte le variabili economiche che si considerano: PIL, investimenti, occupazione, credito, turismo e altro ancora.Ricordiamo che nel 2018 il reddito disponibile pro capite era in Campania di 13.400 euro di gran lunga inferiore ai quasi 19.000 euro di quello medio italiano, una distanza abissale. Distanza che si aggraverà negli anni a venire per gli effetti economici della pandemia, anche se la Campania è stata una delle regioni meno colpite. Le prospettive sono pudicamente e timidamente accantonate sia per l’obiettiva difficoltà di effettuare previsioni economiche sia per la scarsa incisività di molte misure di politica economica, attivabili dallo Stato e dalla Regione. Quasi un liberi tutti, ci viene da pensare sfogliando le pagine dense di tabelle e grafici? Sì, se si continua così è certo il progressivo e ulteriore degrado economico e sociale della nostra Regione, fondamentale per l’intero Meridione e il riscatto della sua malmessa economia. Vediamo brevemente perché proprio grazie alle parti della relazione che ho trovato di maggiore interesse.
Si pone in evidenza come misure tipo il reddito o la pensione di cittadinanza più il reddito di emergenza abbiano sortito l’effetto di contribuire ad alleviare situazioni di disagio economico e di povertà. Ne hanno beneficiato 213.000 nuclei familiari, quasi il dieci per cento delle famiglie residenti in regione. Si può stimare tra i 120 e i 150 milioni di euro di soldi arrivati nelle tasche dei percettori.
Si va ad ampliare con misure estemporanee l’area assistenziale della popolazione con effetti trascurabili sul piano dei consumi e l’occupazione. A quanto pare è l’unica risposta di politica economica messa in cantiere e che abbia avuto qualche riscontro in Campania.
Il Rapporto quest’anno si focalizza, a ragione, sulla spesa pubblica decentrata e ne esce, purtroppo, un quadro davvero sconcertante su sanità, trasporto pubblico locale, trattamento rifiuti e capacità di spesa dei piani operativi regionali. Vediamo alcuni passaggi, emblematici per immaginare come saranno in futuro i servizi pubblici, essenziali per famiglie e imprese.
«L’offerta media di trasporto pubblico nei capoluoghi campani, comprensiva dei mezzi di superficie su gomma e ferro (bus,tram, filobus) e del servizio di metropolitana, è stata pari a 2.117 posti-km per abitante, in linea con la media del Mezzogiorno (2.079), ma nettamente inferiore alla media italiana (4.587),con una variabilità compresa tra i 2.293 posti-km per abitante di Napoli e i 1.213 di Caserta».
«Secondo i dati della Commissione europea, il livello dei pagamenti dei programmi campani (lavori pubblici, in specie) era più basso di quello riportato in media dai programmi europei destinati alle regioni meno sviluppate». «Le caratteristiche della produzione di rifiuti in regione e i limiti prima descritti nella capacità di smaltimento degli impianti si riflettono sui costi di gestione del servizio, che in Campania sono più elevati rispetto alla media sia delle regioni meridionali sia italiana (44 centesimi di euro per chilogrammo di rifiuto, contro 40 e 34, rispettivamente)».
Da ultimo, un cenno alla spesa sanitaria e ai suoi paradossi, espressi dalla necessità dei residenti di curarsi in altre regioni italiane a discapito delle strutture campane. «Il costo sostenuto per i residenti campani è, in termini pro capite, strutturalmente inferiore alla media nazionale (nel 2019 pari a, rispettivamente, 1.888 euro, a fronte di 2.023. In Campania, negli ultimi anni si è osservato un aumento del flusso in uscita (la quota di pazienti campani curati in strutture fuori regione è passata dal 7,3 per cento nel 2014 all’8,8 nel 2018), a fronte di flussi in entrata stabili. Da un punto di vista finanziario la mobilità sanitaria ha comportato minori risorse per la Campania in sede di riparto del fabbisogno sanitario nazionale pari a circa il 2,7 per cento dei ricavi totali nella media del periodo 2010-19».
Ci sarebbero buoni motivi per entrare a gamba tesa con questi numeri nella campagna elettorale per le regionali che si terranno da qui a qualche mese. Per cambiare qualcosa, tuttavia, non basta un articolo di giornale o un rapporto di valenti economisti. È necessario, anche se è una vana speranza, che noi cittadini fossimo capaci di contrastare la politica degli annunci, gli spot demagogici e i piani di rilancio di cui questo Governo è di manica davvero larga (piano Colao, piano Provenzano per il Sud 2030, piano De Micheli). Interessa davvero a qualcuno? Dovrebbe essere così perché ne va prima ancora del benessere della nostra salute. Una volta si diceva che la salute senza i soldi è una mezza malattia. Sarà ancora vero? Non sarà così e gli effetti deleteri della selezione avversa (vincono sempre i peggiori) prevarranno come l’aridità dei numeri del Rapporto di Bankitalia sembra sussurrarci di anno in anno.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)