Il vicepremier Salvini con Putin

Prima la polizia. Questo significa, in sintesi, il Decreto sicurezza bis da poco convertito in Legge dal Parlamento italiano.
Dopo la Legge sicurezza approvata a dicembre 2018, è passato, con il sostegno di tutta la maggioranza, ad eccezione di qualche singolo rappresentante del Movimento 5 stelle, anche il nuovo Decreto sicurezza, tutto orientato contro parti precise della società: contro le navi che soccorrono in mare, contro centri sociali, occupazioni abitative, sindacati di base, movimenti ambientalisti come tutto il mondo No Tav, No Tap, No Triv e contro una parte del mondo ultras. Un Decreto che ha come nemiche tutte le forme di opposizione sociale e politica di tipo conflittuale, che vuole normalizzare la società e ridurla ad un esercito di signorsì impauriti.
È lo stesso Ministro dell’Interno a confermarlo con un post in facebook, nel quale, con tono messianico (in totale distonia con le foto al Papete, ma a tanti elettori questa incoerenza maschia piace), ha scritto che “il decreto Sicurezza bis, più poteri alle forze dell’ordine, più controlli ai confini, più uomini per arrestare mafiosi e camorristi, è legge. Ringrazio voi, gli Italiani e la Beata Vergine Maria”.
La Legge approvata, peggiorativa del Decreto, è organizzata in tre parti.
Nella prima l’obiettivo sono le navi che salvano persone in mare, prevedendo che il Ministro dell’Interno può vietarne l’ingresso, il transito o la sosta per motivi di sicurezza, quando si pensa che sia stato compiuto il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, giungendo all’arresto del capitano della nave e a multe fino ad un milione di euro oltre al sequestro. Dunque, chi salva persone in mare può ritrovarsi davanti la prospettiva di anni di galera e di un sacco di soldi da pagare. Questa legge è un chiaro deterrente, è un invito a lasciare in mare chi chiede aiuto, se ritenuta una persona migrante.
Nella seconda parte i nemici sono i manifestanti, per i quali si prevede un incremento abnorme delle pene e una forte subordinazione alla discrezionalità dei giudizi dei responsabili di piazza della polizia, che godranno di ampi spazi di valutazione per definire specifici comportamenti di “concreto pericolo”. Si prevede fino a 4 anni di reclusione per l’uso di fumogeni, un incremento delle pene per chi usa caschi o oggetti durante i cortei, mentre il danneggiamento è punito fino a 5 anni. Infine, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale diventano più gravi se commessi durante un corteo. Dunque, una vera e propria criminalizzazione di chi manifesta secondo forme conflittuali, nelle modalità classiche di qualunque lotta sociale, dal picchetto operaio all’opposizione ad una grande opera, ed una sproporzionata attribuzione di poteri alla polizia.
Nella terza parte, i nemici sono gli ultras, con la previsione, tra gli altri provvedimenti, dell’ampliamento dell’uso del daspo.
Infine, si prevede un incremento delle risorse per la polizia, consistente nell’aumento del valore dei buoni pasto da da 4 a 7 euro, oltre al miglioramento e al ricambio del vestiario: dunque, garantiti vitto e vestiti alla polizia.
Ecco la nuova Legge sulla sicurezza in Italia. Una Legge con nemici ben precisi, che criminalizza chi salva vite in mare e chi organizza il conflitto sociale per rivendicare giustizia in un paese sempre più disuguale, nel quale stanno vincendo evasione, prepotenza e chiusura egoistica.
Una Legge che reprime. Che fa della repressione il suo orizzonte politico e culturale. Accelerando una deriva che, sicuramente, troverà mobilitazioni importanti di opposizione, in parte anche vittoriose, come accaduto con il primo Decreto sicurezza del Governo Salvini.