Legge urbanistica, incubo cemento

Ambientalisti e docenti: «Un errore, il testo ha molti rischi». Verso l’approvazione nell’ultimo consiglio della legislatura

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Nuova legge urbanistica: oggi il testo in commissione, mentre la giunta De Luca prepara il blitz. L’obiettivo è approvarla in consiglio il 27 luglio, forse ultima seduta possibile. Una missione lampo, intorno a cui si levano le proteste. In campo associazioni e mondo della cultura. E non mancano i rilievi sostanziali al testo. «Questa non è una legge sull’urbanistica, perché si fonda sull’idea, per me profondamente errata, della urbanistica contrattata – dice Carlo Iannello, professore associato di Diritto pubblico dell’università Vanvitelli-. Un’idea che fa perdere la guida dell’assetto del territorio alla pubblica amministrazione, per trasferirla di fatto ai privati». Il docente afferma: «Ci sono tutte norme che non hanno un criterio, se non quello di incentivare l’attività edilizia. Poi si stabilizza il Piano Casa di Berlusconi del 2009, uno dei più grandi attentati all’assetto del territorio». E aggiunge: «La Regione Campania, tra tutte le priorità che ha, non ha la legge urbanistica, per il banale motivo che c’è già, e c’è anche il Piano territoriale urbanistico. Ci sono Comuni inadempienti, ma per risolvere il problema si esercitano i poteri sostitutivi». Semmai il «grande vuoto è la pianificazione paesistica, e questo testo contiene norme in tal senso, ma affermando che il piano paesistico è condiviso. Il codice dei beni culturali, invece, dice che si approva d’intesa. E ogni parola in contrasto con la legge nazionale è a rischio di incostituzionalità». Iannello auspica un rinvio alla prossima legislatura, coinvolgendo i cittadini: «Perché il territorio è di tutti». E in tema di incostituzionalità, sono vari i profili rilevati da Italia Nostra, pronta a sottoporli a Palazzo Chigi. «Alle volte si è costretti ad agire in un certo modo, perché manca l’effettivo confronto. – premette Raffaella De Leo, presidente della sezione salernitana della onlus – Questa è una legge che va più nella direzione di superare qualunque problema di limite, piuttosto che di razionalizzare. Per esempio, si dichiara di voler ridurre il consumo di suolo. Poi quando si guarda il testo, si trovano posizioni per cui anche suoli agricoli possono essere occupati da edificazioni. L’approvazione meriterebbe molta calma, una revisione molto discussa. E non mi sembra però che ciò corrisponda alla volontà della Regione». Anche nella dimensione locale, De Leo scorge i prodromi del futuro assetto. «Nella realtà di Salerno città il peggio è già presente – ironizza -, ma in provincia ci possono essere problemi. Non caso ci sono ipotesi di progettazione che sarebbero, in qualche modo, compatibili con la nuova legge. Aspetti inquietanti, sia nella zona a sud del capoluogo, sia in Costiera amalfitana». E cita il caso di Cetara, dove Italia Nostra chiede un accesso agli atti. «C’è la volontà – sostiene De Leo – di prevedere aumenti di edificazione, in quel caso chiedendo non solo la modifica del Puc esistente, ma del Put della Costiera». C’è poi chi punta il dito sulle norme transitorie del testo. «Abbiamo presentato degli emendamenti, siamo fermamente contrari a tutta quella parte, che – dichiara Anna Savarese, del direttivo regionale di Legambiente – prelude a una continuità del Piano casa. Il rischio è di trovarsi con l’abrogazione dell’attuale legge 16 e anche del Ptr, di fronte ad una situazione molto deregolamentata». Ma i timori non finiscono qui. «Quello che preoccupa – incalza Savarese – sono anche questi incentivi volumetrici, perché preludono ad abbattimenti e ricostruzioni di volumi molto maggiori, con aumento non solo delle cubature ma anche delle superfici: si aumenterebbe anche il numero di piani, con un interpiano di 3 metri, rispetto all’esistente. Significa un maggiore carico pressorio sui territori». Anche Legambiente avrebbe «voluto che il dibattito fosse molto aperto, preoccupa questa accelerazione sul finire della legislatura». Negativo pure il giudizio dell’urbanista Peppe Carpentieri. «Si poteva fare meglio, la proposta trascura i problemi del territorio campano, ove – argomenta -solo il 13% dei Comuni ha un proprio strumento urbanistico vigente, mentre ancora insiste il famigerato fenomeno dell’abusivismo con l’assenza di controlli efficaci su tutta l’attività urbanistico-edilizia. Si trascura la complessa realtà urbana e rurale, costituita da aree urbane estese che rendono obsoleti i confini amministrativi e si trascura il fenomeno dell’abbandono delle aree rurali con rischi idrogeologici». E le perplessità riguardano anche altri aspetti. «Si normano gli incentivi che – sottolinea il ricercatore – dovrebbero stimolare nuovi processi edilizi sfruttando la solita rendita, ed anche questi meccanismi premiali già noti, sono finalizzati per stimolare gli investitori privati». In definitiva, «la critica che faccio – aggiunge – non è su ciò che propone, ma su ciò che non c’è scritto, e cioè ancora una volta si ignorano le migliori esperienze di ambito europeo, che si rifanno all’efficace ruolo attivo dello Stato su tutto il processo di pianificazione territoriale e urbanistica, con adeguati strumenti di tassazione delle rendite. La Regione poteva introdurre strumenti efficaci di rigenerazione urbana non più condizionati dai rischiosi meccanismi delle rendite, ma sfruttando la nota “perequazione diffusa” abbinata a criteri di cattura delle rendite: sia del plusvalore fondiario e sia delle rendite differenziali, per indirizzare e vincolare tali risorse alla costruzione della città pubblica». Non è aria, si vede.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)