Ho esitato a lungo prima di scrivere questa ‘Quadra’. Sui migranti, sui migranti naufraghi. Sul diritto del mare a salvare le vite, un diritto che è più di una legge, tanto più di un ‘decreto del Governo’ passato col ricatto. Un diritto divino, che ascende al tempo di cui parla Hoerderlin, quando gli Dei abitavano ancora fra noi. Ho esitato a scrivere, sì. Forse perché non c’è nessuna ‘quadra’ da utilizzare, nessun cerchio da far ‘quadrare’, appunto. Perché Salvini è un rozzo ignorante che intravvede un orizzonte di successi infiniti, senza sapere quali terribili vendette gli si preparano: e non saranno né i partiti, né gli elettori a ridurlo alla condizione misera che si addice a chi ha infranto le norme più sacre della convivenza tra gli uomini. E tra le parole orribili e volgari di Salvini e le litanie imbelli dei suoi contestatori qualche cosa scompare. La più fondamentale, la più vera e umana delle cose: scompaiono le parole e i volti dei migranti-profughi-naufraghi. Anche quando qualche giornalista di buona volontà li intervista, scompaiono. Perché chi è che saprà mai cosa hanno visto quegli occhi arrossati dalla salsedine, quali parole, quali grida hanno udito quegli orecchi, chi davvero hanno lasciato nei villaggi invasi dalla fame e dalle malattie, sconvolti dalla miseria, stravolti dalla guerra. E dalla violenza. Che è la cifra di ognuno per misurare l’orrore e la paura. Quale vento della Storia ha soffiato su quelle vite. Quale Angelo fugge da quelle rovine e le guarda scomparire, mentre vola verso il futuro mirando i disastri del passato. Per questa Carola Rackete non è Antigone, perché Salvini non può avere la grandezza tragica di Creonte. E i suoi critici – di Salvini, dico – non hanno la percezione della dimensione epocale dei fatti che accadono. E balbettano di politica quando dovrebbero misurarsi con la Storia.