Lei in coma, i figli bloccati

La 71enne ricoverata dal 17 maggio. I familiari: «La Regione ha revocato le misure a giugno, alti presidi si sono già adeguati»

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«Mia madre è ricoverata in coma da 50 giorni, e da allora non la vedo, perché l’ospedale San Leonardo non mi consente di entrare in reparto. Adesso basta». A denunciarlo è un giovane salernitano, nell’ultimo capitolo del caos sanità. Una coda della misure anti contagio, in materia di accessi ai presidi sanitari. Un garbuglio di norme, burocrazia ed eccessi precauzionali. Il tono dell’uomo è pacato, l’inflessione controllata. Ma dentro covano le braci, sentendosi vittima di un’ingiustizia. E così, nella sanità sottosopra dell’era Covid, arriva una storia amara dal Ruggi. Reparto rianimazione, dove una 71enne giace dal 17 maggio. Non è affetta dal virus, ma da altra patologia. Lotta per la vita, nel limbo di un sonno lungo, e solitario. «Essendo mia madre in uno stato di coma – spiega il figlio -, ed essendo ormai passati 50 giorni, siamo bloccati allo stesso punto. Perché mia mamma ovviamente non ha nessuno stimolo da parte di un familiare, nessun contributo. E noi per 50 giorni non abbiamo potuto vederla». Il giovane, poco più che 30enne, non sa darsi pace. Non urla, né si abbandona a scatti d’ira. Per attirare l’attenzione sul caso, si è rivolto a Margaret Cittadino, coordinatrice territoriale del Tribunale per i diritti del malato. Ha provato svariate volte, assieme ai familiari, a chiedere lumi all’ospedale. Ma niente da fare. Il nodo sarebbero le prescrizioni per contenere l’epidemia. Una stretta, tuttavia, allentata da un’ordinanza del 12 giugno, firmata dal governatore Vincenzo De Luca. L’atto stabilisce: «È demandato alle singole strutture sanitarie, riabilitative e residenziali, pubbliche e private, di disciplinare ed organizzare, dandone diffusa comunicazione all’utenza, l’accesso di accompagnatori e visitatori nelle sale di attesa e nei reparti, in coerenza con quanto disposto dal Dpcm 11 giugno 2020, e nel rispetto del divieto assoluto di assembramenti». Fin qui tutto chiaro. Dove la storia si attorciglia, fino a fare male, è al Ruggi d’Aragona. «Non ho l’autorizzazione a entrare nel reparto dove mia madre è ricoverata – ripete l’uomo-. Ho chiesto a persone che conosco nell’Avellinese, mi hanno riferito che al Moscati si sono organizzati già dal 14 giugno. Anche al Cardarelli di Napoli. Mi meraviglio che a Salerno non si sia lamentato nessuno». E invece, c’è poco da mervigliarsi. Va proprio così, almeno per ora. «Lo stesso primario ci dice che – racconta il giovane – è importantissima la voce di un familiare, il contatto. Però in questo momento non possiamo». Nel riavvolgere i fili, per trovare un perché, capitano frequenti sfoghi. «Ai sanitari faccio presente che la degenza sarà lunga – sbotta -, cosa aspettiamo, di essere chiamati tra 4 mesi, per sentirci dire che non ci sono più margini di miglioramento per mia madre? In Italia penso siano quasi tutti aperti i reparti. Soltanto al Ruggi oppongono questo divieto». Una ragione, forse, dovrà pur esserci. Ma la famiglia della donna reclama per saperla. «Il 16 giugno ho chiesto tramite un’email, loro non hanno risposto – dice il figlio-. A voce mi hanno detto, però, che non è possibile. A mio fratello, quando è andato lì, hanno detto che è inutile fare pressioni. Se chiediamo perché ciò accade solo al San Leonardo e da qualche altra parte, ci dicono solo che è la direzione a rispondere di tutto questo». Nel messaggio di posta ci sono poche righe. Dalle parole filtra quasi un timore preventivo. Una paura di sbattere sul muro dei cavilli. «Scrivo per richiedere l’autorizzazione ad accedere al suddetto reparto, in massima sicurezza e secondo le vostre disposizioni che riterrete più opportune, per poter contribuire alla stimolazione giornaliera d risveglio dal coma in cui riversa mia madre da quasi 30gg». Invece, di giorni, ne sono passati altri 20. E la pazienza è esaurita. «Se prima ho cercato di starmene sulle mie – protesta l’uomo-, ad oggi non chiedo una cortesia, ma il rispetto dei diritti di mamma, e di noi familiari. Non mi puoi vietare di vedere mia madre per 50 giorni». E invece sta succedendo proprio così.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)