L’Europa che vorrei

Vorrei l’Unione Europa della solidarietà, dell’amore tra i popoli, del lavoro per tutti, dell’aiuto agli ultimi della società, delle tasse progressive per lo sviluppo e per equilibrare i profitti. E vorrei un’Europa senza armi, senza nucleare, contro le politiche neoliberiste, a favore dei giovani e delle donne

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Sento il bisogno di farlo. Perdonatemi! Oso parlare di Europa a poche ore dal voto, visto che tra negazionismo (dell’Europa stessa, tanto, a cosa serve? Salvo poi candidarsi!), fanatismo nazionalista, destrismo primatista (prima i singoli paesi e poi l’Europa! Ma chi avrà poi il primato tra i singoli popoli? Boh! Vallo a sapere!), confusionismo da brexit mancata (ci sarà, non ci sarà? Boh? Ma intanto votano anche in Inghilterra!), antagonismo governativo (è pronta la resa dei conti nel governo del paese!) si è disquisito poco, pochissimo, del reale significato di queste elezioni, dei programmi, del futuro del Vecchio Continente. Insomma, un guazzabuglio che alimenta il malcontento, svia totalmente gli elettori e ha indotto i candidati a parlare d’altro. A dire il vero, oltre alle beghe nazionali che hanno occupato tutto lo spazio dell’informazione, c’è anche il silenzio di chi vorrebbe che le cose rimanessero come stanno e, quindi, meno parlano e meglio è per loro. I paladini di questa Europa burocratica, delle disuguaglianze certificate, delle feroci oligarchie capitalistiche transoceaniche e globalizzate, delle banche aguzzine e predatrici, dei fondi mondiali ed europei che salassano i popoli che osano indebitarsi e condizionano la politica, questi paladini ci appaiono sempre più come avvoltoi che dall’alto della montagna aspettano i corpi dilaniati dei popoli per continuare a strapparne le carni. Va bene, va bene! Prometto di smetterla con questa litania radicale (ma non ditemi anche chic, che m’arrabbio!) ed estremista, datemi solo il tempo di dire che a questi paladini dell’Europa non piace neppure la parola “ecologia”, perché opprimerebbe qualunque sviluppo (ovvero, grandi opere uguale grandi affari e grandi profitti). Ecco, il quadro sarebbe quasi completo. Allora posso dedicarmi a far capire quale Europa mi piacerebbe. Vorrei l’Unione Europa della solidarietà, dell’amore tra i popoli, del lavoro per tutti, dell’aiuto agli ultimi della società, delle tasse progressive per lo sviluppo e per equilibrare i profitti. E vorrei un’Europa senza armi, senza nucleare, contro le politiche neoliberiste, a favore dei giovani e delle donne, un’Europa democratica e che incoraggi la partecipazione politica, che sposti il potere dalle banche e dai poteri politici mondiali al Parlamento, ossia ai suoi membri eletti dai popoli. E vorrei un’Europa senza il fiscal compact e il pareggio di bilancio obbligatorio, che consideri i popoli fatti di uomini e donne e non meri consumatori da sfruttare, che non immagini sé stessa a più velocità lasciando indietro i paesi in difficoltà, che ami l’ambiente, le energie rinnovabili e pulite, che scommetta su di esse, che si indebiti per esse. E vorrei un’Europa che lotti contro tutte le camorre e le mafie e aiuti gli Stati a debellare la corruzione che si annida ovunque. Lo so già cosa mi diranno: “Questo è un libro dei sogni!”. E io rispondo: “E lasciatemi sognare!”. Già perché senza il sogno dei visionari staremmo ancora in pieno assolutismo monarchico o in pieno totalitarismo sanguinario. Ora vado a guardarmi i programmi di tutte le forze politiche. Chi si avvicina a ciò che ho appena delineato avrà il mio voto. Perché io all’Europa credo ancora, e voterò.