L’Immacolata, nostra Odighitria

La bimillenaria storia cristiana ha sempre posto al centro delle devozioni la Madonna, beata perché ha creduto

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Chi è toccato da Dio non può rimanere chiuso nel proprio io, deve mettersi in cammino: viaggio del cuore e del desiderio, di paura e fuga, di attesa e di speranza, della vita fino all’approdo finale nella fede e nell’amore, anche se il tragitto porta in collina, nel deserto, nella solitudine della montagna: si fa fatica, ma alla fine si trova l’Assoluto. Nel realismo di una storia di peccati, iniziata con i progenitori e intensificatasi per la nostra pretesa di continuare a definire autonomamente, con progressiva e drammatica autoreferenzialità, dove si trova il vero, il bene, l’utile e il dilettevole, Dio non abbandona l’umanità al suo destino di morte, ma ne diventa partecipe per merito della maternità di una donna che sconfigge ogni malvagità per divenire parte integrante del progetto salvifico: Maria, madre della fiducia, continua speranza per il mondo. È l’esperienza di Maria, necessaria perché nasca Gesù.
Tra i grandi amici dell’Avvento, che ci accompagnano nella preparazione al Natale, Maria esprime meglio di tutti le modalità dell’attesa. Infatti, in Lei contempliamo la perfetta riuscita dell’educazione alla Grazia conclusasi col “SI” che la consacra Madre. Così Ella diventa nostra educatrice e maestra, modello e guida. L’Immacolata Concezione insegna i valori fondamentali della nostra fede: la Paternità d Dio, il rapporto con Gesù, la preghiera nel progressivo divario tra quotidianità e aspirazione quasi onirica ad un bene che pare irraggiungibile. Una spontanea richiesta di aiuto induce a riflettere sulla vita di Maria per la sua discreta adesione alla volontà del Signore. Persino i sentimenti che sgorgano dalla nostra devozione e dall’arte si trasformano in rincorrersi d’immagini, evocate dalla nota lunga della nostalgia che affonda nella fanciullezza di ciascuno. Ricordi, memorie, volti, situazioni, esperienze, presenze improvvise di persone scomparse o lontane accompagnano in questo pellegrinaggio di ritorno dal passato, compagnia per un arido presente. Dio si propone di giudicare i poveri con giustizia. Questa promessa diventa la nostra speranza, come declama il profeta Isaia auspicando la pace messianica. Noi vi partecipiamo se dotati di perseveranza nel convertici, un dietro-front per ribaltare certezze interiori e sicurezze esteriori e dare spazio al Regno di Dio che è vicino.
Nel travaglio per ricercare le ragioni della fede e apprezzarne in pieno il dono, è a noi vicina Maria nelle circostanze esaltanti dell’estasi, ma soprattutto nei momenti di dubbio e di rigetto, perché Odighitria, cioè la Vergine che indica la via. La devozione popolare esalta la relazione materna con Lei, che nel magnificat ha descritto direzione e tragitto del viaggio: celebrare il Dio dei poveri, degli ultimi, degli umili, degli oppressi, esaltare l’impossibile che diviene storia grazie al tocco rigeneratore del dito di Dio. Ella ha vissuto la fede come relazione tra persone; ha fatto combaciare la sua vita con quella del Signore realizzando il rapporto più umano di cui è capace un individuo, ma anche il più sublime, quello tra mamma e bambino. Il Signore è stato con Lei perché senza ombra di peccato, mai soggetta a separazione, mai precipitata nella distanza di un abbandono. Dio ha scelto di preparare nella comunione di vita la persona che doveva essere Madre di Gesù: straordinario contesto di avvincente semplicità, umiltà regale, doviziosa povertà, autenticità di vita interiore testimoniata e condivisa con la gente in un continuo primato del dono: il dono di Gesù, unica speranza in ogni contesto.
La bimillenaria storia cristiana ha sempre posto al centro delle devozioni la Madonna, beata perché ha creduto; eppure poteva dubitare del messaggio angelico, magari esigere maggiori garanzie per quello che le veniva richiesto o pretendere più chiarezza perché, stando alla legge, rischiava la vita; invece ha fiducia, crede. Il nodo inestricabile di questo legame di devozione lo si desume mirando e ammirando le rappresentazioni visive e i canti con i quali si celebra Maria. Liriche invocazioni aiutano a raggiungere l’acme emozionale dell’ascesi grazie al mistero della maternità, della figliolanza, della relazione creaturale con Dio Padre. È un canto a più voci che accompagna il viaggio verso la meta. Il pellegrinaggio suscita emozioni e, contemporaneamente, il desiderio di andare oltre, anche se solo a piccoli passi, per incontrare la Luce liberatrice. Devozioni semplici ma capaci di condurre al centro del Mistero di Grazia che trasforma in devota contemplazione i sentimenti, esaltati in una vibrazione di toni interiori che, nell’indurre a riflettere, infondono coraggio e accendono la speranza. La poesia scaturita dalle invocazioni a Maria fa sorgere spontaneo il desiderio di sostituirsi al Bambino per gustare l’abbraccio caldo di una Madre dagli occhi penetranti, segnati da una venatura di malinconia perché non può dimenticare il fardello di dolore col quale ha accompagnato l’opera redentrice di suo Figlio.