«Liste pulite, ma basta spot»

Parla il coordinatore forzista di Napoli: «Per gli inquisiti c’è già la legge Severino» . Lanzotti: «La Lega ne deve discutere al tavolo, non sui media»

0
198
consiglio comunale LANZOTTI STANISLAO

Nemmeno la fumata bianca su Caldoro restituisce coesione al centrodestra. Adesso le frizioni si registrano sul nodo “liste pulite”, brandito da Salvini, con Forza Italia intenzionata a non finire nell’angolo. «Si scontrano delle culture: quella del garantismo e quella dell’opportunità politica» rileva Stanislao Lanzotti, coordinatore forzista della Grande Città di Napoli. Uno dei più pronti a rendere la pariglia alla Lega, nei giorni scorsi, senza arretrare.
«È giusto discutere dell’opportunità politica, non è importante di chi – premette -. Se uno pone una questione, gli altri devono ascoltarlo e riflettere. Le imposizioni però, secondo me, sono sbagliate».
Lanzotti non vuole arroccarsi alla bandiera. Anche perché si apre una fase negoziale, non meno scivolosa della precedente, quando si cercava il candidato presidente. «Bisognerà discutere e trovare una ragionevole modalità interpretativa delle regole – afferma il dirigente di Fi-. Ricordiamoci che, da un punto di vista delle regole del diritto, c’è la legge Severino. I cittadini possono stare tranquilli: se sei condannato, interviene questa norma, e decadi. Poi esiste un discorso di rispetto di un comune sentire, che però non si affronta sui giornali o nei comizi, ma con un dibattito serio tra tutti gli aventi diritto».
Invece Salvini, per ora, spinge sul pedale, mettendo nel mirino i Cesaro. Ovvero, gli azionisti di maggioranza di Forza Italia in Campania, la cassaforte dei voti forzisti.
Ieri un altro affondo del leader leghista, con toni ultimativi («Non mi interessano le polemiche ma l’importante è che ci siano liste pulite e che in Campania l’epoca dei Cesaro e dei Cosentino è finita»). Lanzotti, però, ne fa un problema di metodo. «Io questo contesto – spiega-: il non trovare una maniera seria per discutere degli argomenti importanti. Perché io sono per le liste non pulite, ma pulitissime. E schifo la camorra, e anche quelli che approfittano del loro ruolo per speculare: di destra, sinistra e centro. Però devono essere condannati. I rumors non mi affascinano». Quindi taglia corto: «Se dovesse arrivare una condanna in primo grado ad Armando Cesaro, sarebbe opportuno che si dimettesse o non si candidasse».
Nulla trapela, intanto, sui nuovi accordi di coalizione. La baldanza di Salvini, nell’agitare la questione morale, moltiplica gli interrogativi. Il coordinatore regionale di Fi, Domenico De Siano, aveva risposto per le rime agli attacchi. Questo è certo.
Ma per i berluscones non è facile schivare le bordate del Carroccio. La saldezza del centrodestra, al momento, è sul filo del rasoio. «Io non so fare dietrologia – osserva Lanzotti-. Certamente la questione “liste pulite” mi auguro che Salvini l’abbia posta anche al tavolo. Non perché mi auguro che qualcuno sia fatto fuori, ma perché sarebbe un argomento serio. Avrebbe fatto benissimo a porla. Meno bene a porla nei comizi».
Tuttavia, il coordinatore napoletano resta fiducioso: «Troveremo una sintesi negli interessi dei cittadini campani, e non nell’interesse dei sondaggi». La richiesta è di stabilire delle regole di ingaggio, anche per la formazione delle liste.
«Due anni fa – esemplifica Lanzotti – lessi di essere indagato su una cosa per cui non ho mai ricevuto un avviso di garanzia. Io non sono candidato, ma se volessi candidarmi sarei sub judice anche io?». Insomma: «Voglio capire se è un pretesto per colpire Forza Italia o un’esigenza reale che si avverte. Possiamo discuterne seriamente?».
Ma più del match sui candidati, Lanzotti indica la priorità nelle proposte elettorali. «Secondo me il tema sono i fondi europei, e il come vadano spesi – afferma-: devono essere utilizzati per infrastrutturare il territorio e creare opportunità di lavoro, non per l’assistenzialismo. E per investire sulle scuole della Regione, in corsi di inglese per la fascia d’età tra 2 e 18 anni, gratuiti per persone indigenti e poco costosi per chi ha un reddito. Formiamo e assumiamo insegnanti per insegnare l’inglese il pomeriggio, negli istituti. Partendo dalle periferie».