Lo spread: amico di molti, ma non di tutti

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Le variabili finanziarie non sono mai univoche. Quelle reali come PIL, esportazioni, investimenti indicano, invece, con pochi dubbi i soggetti che ricavano vantaggi economici dalla loro espansione. Quelle finanziarie quasi mai danno indicazioni sui soggetti che hanno benefici e su quelli che invece ci perdono. E lo spread è uno di questi esempi. Titoli sui giornali, dotte conversazioni, analisi di studiosi per dimostrare gli effetti nefasti per tutti quando aumenta lo spread: lo Stato, l’economia, le banche, i mutuatari.

Quando lo spread inizia a salire, diventiamo poi tutti preoccupati e nervosi. Il prof. Monti in Senato già dallo scorso giugno ci ha avvisati che dietro l’angolo è appostata la famigerata troika. Il dr. Cottarelli ha rincarato la dose, per finire con il Governatore Visco e il suo vice, istillandoci altre preoccupazioni. In questi giorni il Ministro Tria lo ha invocato come convitato di pietra nei lavori di preparazione della manovra di bilancio. Mala tempora currunt, se dobbiamo sperare nell’aiuto della Bce e nella benevolenza delle agenzie di rating, vivendo nel timore di una nuova manovra finanziaria “lacrime e sangue”.

Ma è proprio così ? Gli effetti sono sempre negativi ?

Vediamo innanzitutto cosa realmente è. Per determinare lo spread si calcola il tasso di rendimento del Btp e Bund a 10 anni. Se il decennale italiano ha un rendimento del 4,5% e quello tedesco l’1%, lo spread sarà pari a 350 punti base, cioè 3,50% in termini percentuale. Questi andamenti in tempo reale li troviamo un pò ovunque su internet.

Mi sono chiesto se per un piccolo risparmiatore come me, questa situazione non possa avere anche dei vantaggi, mitigando gli effetti di un terribile aumento dei tassi di interesse sul debito pubblico, e ho scoperto di avere bisogno di due informazioni certe e attendibili: dove si vendono i BTP e a che prezzo.
Le ho trovate sul sito della CONSOB, un po’ come andare al supermercato, dove ho letto del MOT (Mercato Telematico delle Obbligazioni), l’unico mercato obbligazionario regolamentato italiano. 
Nato nel 1994, il MOT ha tra le sue finalità quella di agevolare l’accesso dell’investitore privato al mercato obbligazionario e di rendere piu efficiente l’operatività degli investitori professionali, offrendo un sistema di negoziazione elettronico completamente automatizzato, dalla fase di inserimento della proposta di negoziazione sino alla liquidazione del contratto eseguito.

Quanto ai prezzi, il menu e’ vastissimo e in questi giorni, a causa dell’aumento dello spread, ho trovato molti BTP a due anni a 90 euro, o giù di lì, su 100 di nominale. Che cosa può succedermi, se ne compro un po’ a 90? Vediamo in concreto.

1) Lo spread nei prossimi giorni aumenta e quindi il prezzo del mio BTP scende a 85; registro una perdita, ma e’ virtuale perche’ se aspetto la scadenza fra due anni ricevero’ 100 di capitale nominale.

2) Lo spread diminuisce e quindi il mio BTP aumenta di prezzo e posso venderlo con un semplice click sul MOT. Ci guadagno la differenza sul prezzo di acquisto ed eventualmente ricomprandone altri, con la stessa condizione sub 1). E’ il caso di questi giorni. Basta guardare il grafico. Qualche settimana fa era a più di 300 e ieri viaggiava intorno a 270. Se avessi comprato e poi venduto ieri su 10.000 euro avrei guadagnato in poco più di una settimana 100 euro, una enormità su base annua.

3) Lo Stato italiano fallisce e unilateralmente non riconosce più interamente i suoi debiti, con conseguente perdita di valore parziale del BTP, perdita questa volta irreversibile ma che comunque non potrà mai essere integrale.

Ho notato che su tre possibilità, due sono a mio favore. E’ come se una squadra di calcio avesse dalla sua due risultati utili su tre: pareggio e vittoria ad alta probabilità, ed uno sfavorevole, la sconfitta, a basso rischio, almeno nell’immediato.

Il settore delle famiglie, anziché detenere oltre 2.000 miliardi di euro nei conti correnti bancari e postali farsi massacrare periodicamente dall’alta finanza,  possono provare a dare un contributo allo Stato italiano indebitato fino al collo, mentre le banche sono letteralmente piene di soldi. Tanti soldi nei caveaux delle banche che non servono ne’ all’economia ne’ allo Stato: strano paese il nostro.

Un caveat si impone. Queste mie considerazioni non sono sollecitazione di pubblico risparmio, perche’ non sono un consulente finanziario. Vi ho solo raccontato quel che faccio di tanto in tanto. Sono convinto che la finanza debba servire a migliorare la nostra vita, non a terrorizzarla. Bisogna stare attenti, però. A questo proposito, vale la pena richiamare la regola aurea della diversificazione degli investimenti finanziari stabilita un pò di decenni fa dal premio Nobel H.Markowitz. Essa è sintetizzabile nel noto aforisma: “Non mettete tutte le uova nello stesso paniere”.