L’ottimismo del cristiano

La penuria dei servi del Vangelo risale alle origini della chiesa, nata in stato di povertà dinanzi alla vastità del compito ed alla precarietà dei mezzi. Ma la penuria invita ad aver ancor più fiducia nel Signore, Padrone della messe

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È utopia asserire che il Regno di Dio è vicino? Sembra impossibile; eppure, benché ignorato dalla maggior parte dell’umanità, è già presente nel mondo. Pace e liberazione dal male ne sono i segni; una fragile libertà ancora in germe continua a trasformare il mondo quando si accetta l’azione di Dio, pronto a far nuove tutte le cose. È il programma
annunziato da testimoni guidati dalla fede e dall’amore e non da interessi. Con la freschezza delle relazioni e il persistente coraggio nelle difficoltà essi sono convinti che, alla fine, la pace trionferà nelle case perché Dio è vicino anche se gli operai sono pochi per le attese della messe abbondate. È l’ottimismo di Gesù, che invia i discepoli non per denunciare le cattiverie del mondo, ma il Regno che ne capovolge la prospettiva. Con la sua pace è pronto ad inondare concretamente ogni singola persona se disposta ad abbattere steccati, perdonare le offese, ridare fiducia.

Vedere con gli occhi del cuore, un’opera di Cerkasova

Il Vangelo di questa domenica ribadisce, esaltandolo, la fiducia di Gesù nell’uomo. Egli invia per la Palestina i discepoli raccomandando di entrare in ogni casa, pronti ad accettare l’ospitalità e concedere in cambio la guarigione annunciando che il Regno di Dio è vicino. E’ convinto che la messe è abbondante, consapevole che la terra continua a garantire i suoi frutti; nella sua bontà vede il campo traboccante di spighe. Ciò si desume dall’uso che Luca fa del numero 70, dieci volte 7, nella cultura ebraica indice di pienezza o totalità. Gesù non ha inviato solo i dodici, ma ha ribadito la vocazione missionaria del cristiano come base della fede. Chi crede in Lui deve ritenersi apostolo del Vangelo dove vive per radicarne l’utopia.
Alcuni ambienti ecclesiastici, propensi ad esaltare nostalgicamente il passato ritenendolo migliore, si abbandonano alla sfiducia e a giudizi negativi circa la Provvidenza oggi attiva nella storia e, quindi, sull’efficacia della Salvezza. Il Maestro di Nazaret, più che lamentarsi per la mancanza di operai nella vigna del Signore, ribadisce che il mondo è buono, che Dio semina il bene e, perciò, i discepoli sono inviati ad annunciare il capovolgimento di prospettiva per dare inizio ad un’autentica rinascita religiosa. La stessa crisi denunciata può divenire un laboratorio di progetti per la vera salvaguardia dell’uomo e del creato. È vero, sono pochi gli operai del bello, spesso mancano del tutto i contadini del bene, ma chi opera è invitato ad essere ottimista, a confidare in Dio e non negli strumenti umani. Per sottolineare questo aspetto, Gesù ricorda di non portare borsa o sacchi e sandali nel viaggio missionario, cioè di non fare affidamento sui mezzi materiali o sulle ricchezze perché non c’è bisogno di cose per testimoniare l’amore di Dio e annunciare il vangelo. I lupi che circondano gli agnelli possono tacciare il cristiano d’ingenuità, ma questi non si abbandona ad una rassegnata accettazione che il male vincerà perché, pur consapevole che gli agenti del male possono essere più numerosi, è convinto che non sono più forti.
La penuria dei servi del Vangelo risale alle origini della chiesa, nata in stato di povertà dinanzi alla vastità del compito ed alla precarietà dei mezzi. La penuria invita ad aver ancor più fiducia nel Signore, Padrone della messe. La salvezza è opera di Dio e opera dell’uomo. Tutto dipende da Dio e tutto dipende dall’uomo, misteriosa complementarietà che rende beato chi partecipa a questo dialogo operoso. In questa azione congiunta il discepolo di Cristo trova la sua gioia e la sua felicità.