Lungomare? È un’area di guerra

Scacciati senza motivo senegalesi e bangladesi, si fa leva sulla polizia

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Da quasi due anni il lungomare di Salerno è stato trasformato in una zona di tensione, su cui si svolge una parte della propaganda politica cittadina. Al centro di questa situazione si sono ritrovati, loro malgrado, le lavoratrici e i lavoratori ambulanti che per anni hanno operato nell’area del sottopiazza della Concordia.
Cosa è successo? Il Comune di Salerno concede da anni, con specifiche delibere di Giunta, l’utilizzo di questa area posta all’inizio del lungomare, per periodi di tempo e in giorni limitati, alle associazioni dei senegalesi e bangladesi, in diversi casi anche in collaborazione con l’associazione degli ambulanti di nazionalità italiana Anva.
Nei testi delle delibere rintracciabili nell’Albo pretorio storico del Comune è stata sempre riconosciuta la condizione di “grande disagio che stanno vivendo gli operatori commerciali in questo periodo di crisi sociale”, così come sono state sempre accolte le considerazioni delle Associazioni in merito al “grande disagio che stanno vivendo sia rispetto alla mancata collocazione dei lavoratori in aree mercatali meno marginali rispetto ai flussi della circolazione urbana e del richiamo commerciale quali quelle di via Limongelli e via Vinciprova, sia rispetto al dimezzamento di questo ultimo” (in varie delibere, ad esempio 790/2012, 111/2014, 153/2015).
Ad un certo punto, la concessione dell’area del sottopiazza della Concordia è stata interrotta. I motivi? Quelli ufficiali, dichiarati pubblicamente da membri della Giunta del Comune, sono relativi alla sicurezza dell’area e alla necessità di non sottrarre parcheggi alla città. Ad esempio, l’assessore alle attività produttive Dario Loffredo ha dichiarato a giugno 2017 che “non ci sono condizioni di sicurezza per un mercato”, mentre in precedenza, nel mese di maggio, il sindaco Vincenzo Napoli aveva detto che “in quell’area deve esserci un parcheggio che sarà una boccata d’ossigeno per gli automobilisti”. Queste sono state le prese di posizione da parte istituzionale. Cosa ne è seguito successivamente? Da una parte, una moltiplicazione di iniziative commerciali nell’area del sottopiazza della Concordia, occupata quasi continuamente, fino all’ultimo Food village del 4-7 ottobre 2018, il cui programma è stato presentato in una conferenza stampa con i massimi rappresentanti comunali. Dall’altra parte, l’innalzamento esasperato e ingiustificato dei controlli di polizia nella zona centrale della città, fino all’organizzazione di un vero e proprio dispositivo interforze di ordine pubblico che rende impossibile, specialmente nei giorni di maggiore affluenza, ogni attività commerciale.
Il comportamento del Comune è sul piano istituzionale difficilmente comprensibile. Ciò che non si capisce è perché, all’improvviso, dopo anni, l’area del sottopiazza della Concordia è stata interdetta alle ambulanti e agli ambulanti senegalesi e bangladesi, mentre viene concessa ad altri attori commerciali. Se l’area non è sicura per le attività di vendita allora non lo è mai. Se l’area deve essere esclusivamente un parcheggio allora tale deve essere sempre.
In questa situazione, per le ambulanti e gli ambulanti è diventato difficile svolgere il proprio lavoro e guadagnarsi da vivere, determinando un impoverimento della propria condizione socio-economica. Certo, loro si sono mobilitati, hanno scritto, hanno fatto proposte, hanno organizzato incontri e assemblee, hanno continuato a credere nella volontà del Comune di affrontare la situazione, ma hanno trovato una chiusura totale. A questa si è aggiunta quella di parte della popolazione locale, in particolare di alcuni abitanti di via Calò, che si sono rivolti al Tar contro la proposta dell’Amministrazione comunale di utilizzare la zona come area temporanea di vendita.
Nonostante queste manifeste ostilità, le ambulanti e gli ambulanti hanno continuato a dire che una soluzione c’è. Ed è quella di riprendere la concessione temporanea dell’area del sottopiazza della Concordia come fatto in passato, secondo le modalità previste dalle precedenti delibere comunali. In questa situazione, ciò che non si capisce è perché la politica locale non voglia ascoltare questa parte del mondo del lavoro, giungendo ad una soluzione. La situazione potrebbe sempre volgere al meglio: sarebbe sufficiente un atto di responsabilità da parte dei componenti l’attuale Giunta. La domanda è: sono davvero interessati a rispondere alle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici senegalesi e bangladesi e di una parte di italiani ambulanti o preferiscono gestire il lungomare come un’area di guerra (anche se non lo è affatto) in modo da poter fare propaganda quando lo ritengono necessario?