L’emergenza climatica è un tema con cui ci confrontiamo quotidianamente, e se una volta chiacchierare di meteorologia era considerata una conversazione da ascensore, oggi la meteorologia e le sue implicazioni sul quotidiano sono diventate, al contrario, misuratori di sensibilità umana.
A tal proposito un libro utile per inquadrare “il problema” clima, soprattutto per chi ancora si dibatte tra catastrofi, corsi e  ricorsi, e quindi ciclicità, è “La storia culturale del clima” di Wolfgang Behringer.
Wolfgang Behringer è uno storico tedesco della prima Età Moderna, e ha al suo attivo numerose pubblicazioni, molte delle quali tradotte in inglese.
In questo saggio, di qualche anno fa ma di grande attualità, l’autore traccia un bilancio sull’impatto che la Piccola Era Glaciale ebbe sulla società europea.
Si tratta di un libro in cui l’autore tiene conto dei meccanismi dei mutamenti  climatici, con un’attenzione ai carotaggi, ai diari meteorologici, alla storia culturale, strumenti che gli permettono di tracciare l’evoluzione del paleoclima fino ad arrivare all’epoca geologica odierna.
Il Grande Freddo
È  l’inizio del Trecento e il pianeta si raffredda in maniera determinante. Questo periodo di freddo durò dal XIV secolo fino al XIX, modificando, sensibilmente, lo stile di vita di milioni di persone.
Le terre che, ad esempio, secoli prima, avevano goduto di un clima favorevole ed erano state colonizzare dai Vichinghi si trasformarono in luoghi inospitali, al punto da determinare migrazioni di massa, come avvenne con la Groenlandia. Ma anche la Gran Bretagna, la Germania, i Paesi Bassi, l’Italia e la Spagna si ghiacciarono a loro volta, a causa delle forti ondate di freddo, così i fiumi e le città, come accade con Il Reno, il Tamigi, l’Arno che si gelarono in profondità.
A Venezia, la laguna arrivò  a ghiacciarsi ben trenta volte durante il periodo del Grande Freddo.
La caccia alle streghe, agli ebrei, la pazzia
Poiché sembrava impossibile spiegarsi questi cambiamenti solo in termini fisici, la ricerca di capri espiatori diventò un momento fondante per la comprensione dei fenomeni climatici, una risposta che ebbe conseguenze culturali, come nei casi della caccia alle streghe e di quella agli ebrei.
I primi casi di pogrom sono precedenti alla piccola era glaciale ma nei secoli XIV, XV, XVI, l’ondata di antisemitismo che investì l’Europa fu cruenta. Gli Ebrei, da sempre guardati con sospetto, vennero accusati di diffondere malattie, come la lebbra che, a causa delle carestie, colpiva duramente le popolazioni.
«Sarebbe opportuno riesaminare il fenomeno del pauperismo preindustriale dal punto di vista della storia climatica, poiché si potrebbe mostrare che a preparare il terreno alla nascita di uno strato inferiore alla borghesia ma non contadino fu, non da ultimo, un ciclo di carestie indotto da fattori climatici» (p. 221).
Non meno importanti furono gli effetti negativi che il clima ebbe sull’umore.
La depressione come conseguenza degli effetti psicologici della piccola era glaciale diventò la malattia sintomatica del tempo e il suo termometro politico, tanto che la causa scatenante della Guerra dei Trent’anni sarebbe da imputarsi alla pazzia che albergava in alcuni sovrani del tempo.
Fino a quando non si diede ai fenomeni climatici una risposta più pragmatica, risposta che diventò sempre più  informata, come conseguenza dell’industrializzazione e di una vita più evoluta e raziocinante, si cercò la risposta alle catastrofi climatiche nella colpevolizzazione di chi era socialmente  più  debole, come se fossero costoro a determinare la realtà e i suoi cambiamenti.
Conclusioni
Questo libro, un lungo racconto che mette in rapporto il cambiamento del clima e la risposta culturale dell’uomo al mutare delle temperature, seguendo una progressiva linea temporale fino ai giorni nostri, si rivela utile proprio per il suo modo di procedere, in un’epoca come la nostra sempre più segnata dai fondamentalismi di tutti i tipi.
«Gli uomini non sono come gli animali, che devono subire passivamente ogni trasformazione del loro mondo e nella storia recente il mutamento climatico ha avuto anche conseguenze positive. Se quello attuale dovesse rivelarsi di lunga durata – e così sembra al momento – non c’è che una cosa da fare: stare calmi. Il mondo non andrà a fondo. Se farà più caldo ci prepareremo. Un classico adagio latino dice: Tempura mutantur, et nos mutamur in illis. I tempi cambiano, e noi con loro» (p. 289).
W. Behringher, Storia culturale del clima. Dall’era glaciale al Riscaldamento globale, Bollati Boringhieri, Torino 2016