La mamma non adempie l’obbligo di portare la figlia minore dai neuropsichiatri dell’Asl, come le prescrivono i giudici: condannata a pagarle 500 euro. Il decreto è del tribunale per i minorenni di Salerno – presidente Piero Avallone, relatore Vincenzo De Florio -, depositato lo scorso 28 ottobre. Con la decisione, per la prima volta a Salerno si applica una misura di coercizione indiretta, negli obblighi di affidamento. La norma, introdotta nel 2009, prevede la condanna dell’inadempiente al pagamento di denaro. Un modo di esercitare pressione, per indurlo a realizzare la sua obbligazione. Tale, infatti, era considerato l’ordine di condurre la bambina dagli psichiatri dell’Asl. La vicenda riguarda una coppia separata della provincia di Salerno. Il procedimento minorile era stato aperto dal ricorso della donna. Obiettivo: far decadere il marito dalla responsabilità genitoriale. Al centro della contesa la figlia, oggi 11enne, e i problemi relazionali con il padre.

L’avvocatessa Roberta Milantoni

A detta dei giudici, l’uomo «nel corso del procedimento si dimostrava collaborativo» con i servizi sociali, e «desideroso di svolgere appieno il proprio ruolo genitoriale». La richiesta di decadenza, pertanto, era stata respinta dal tribunale. La figlia, in cura da uno psicologo, tuttavia continuava «ad assumere atteggiamenti profondamente oppositivi non solo verso il padre, ma anche nei confronti di chiunque la approcci per stabilire un dialogo utile alla risoluzione del conflitto col genitore». Per questo i giudici stabilivano la necessità di un ulteriore supporto psicologico, da effettuare nella struttura pubblica. Una disposizione, però, sempre disattesa dalla madre. Di fronte a questo comportamento, si è mosso il curatore della minore, l’avvocato Roberta Milantoni. La scelta è stata di proporre istanza in base alla norma varata 10 anni fa. Un ricorso accolto dai giudici, condannando la madre per l’inosservanza. «Un provvedimento isolato ma – afferma l’avvocato Milantoni – forse precursore di un mutamento culturale che riconosce la centralità del minore nel conflitto genitoriale, attuando anche le prescrizioni della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che sancisce il principio di effettività della tutela giurisdizionale». La pronuncia, infatti, intende tutelare il diritto alla salute della minore.