Mai più terra dei fuochi: Smart Packaging Sostenibile Territoriale

Massimo Lombardi, coordinatore della Rete e socio fondatore di Greener italia, illustra gli esempi virtuosi di economia campana autenticamente contemporanea e competitiva

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Un normale carrello della spesa: scatole di cartone, vassoi di plastica, vaschette in polistirolo, pellicole e bottiglie di plastica, vasetti e bottiglie di vetro, sacchetti di carta. Materiale di imballaggio che finisce poi rigorosamente nella pattumiera e, in molte situazioni, purtroppo in maniera non differenziata. Per ridurre l’aumento indiscriminato di imballaggi nei nostri rifiuti quotidiani ci sono diverse strade: la prima riguarda lo studio e la progettazione di packaging sostenibili, che tengano conto sia della funzionalità sia degli impatti ambientali legati alla produzione, all’utilizzo e allo smaltimento del bene stesso; la seconda legata al recupero, riciclo e riutilizzo degli imballaggi, in modo da ridurne il volume e nel contempo minimizzare l’utilizzo di nuova materia prima, la terza è lo smart packaging sostenibile. Un packaging che alle funzioni tradizionali ne aggiunge di nuove grazie a nuovi materiali, trattamenti di superficie, tecniche di confezionamento. Nel salernitano si è costituita una rete di imprese: la Rete del Packaging Sostenibile: 100% Campania formata da sei aziende campane, appartenenti alla filiera della carta e del packaging per perseguire un progetto comune di sviluppo, che includa anche il territorio in cui operano. Ne parliamo con Massimo Lombardi, coordinatore della Rete e socio fondatore di Greener italia, società di consulenza specialistica per un approccio strategico alla sostenibilità di impresa e di filiera.

L’innovazione per ricollocare la Campania tra le economie virtuose dopo le aggressioni alla natura e alla produttività competitiva

Quali sono i trend di un vero packaging green? Progettazione, materiali, riduzione dei contenitori, semplicità di smaltimento, ect.
Gli aspetti da considerare per un packaging green sono davvero tanti, dalla progettazione allo smaltimento. E’ comunque fondamentale fare attenzione ai processi: un packaging che provenga da materiali raccolti e riciclati in prossimità alimenta una catena del valore locale che fa bene al territorio, riduce gli impatti ambientali e crea occupazione attraverso un modello di economia circolare legale e sostenibile.
È vero che non è più il tempo del green washing, della semplice rinuncia alla plastica o della carta riciclata piuttosto che delle sole certificazioni ambientali delle cartotecniche, per un packaging davvero ecocompatibile?
È verissimo. Oggi occorre prima di tutto misurare l’impatto ambientale dei propri prodotti lungo il loro intero ciclo di vita, conoscerne i punti critici e lavorare con i principali stakeholder per minimizzare l’utilizzo di risorse non rinnovabili e gli impatti socio-economici. Le certificazioni ambientali costituiscono una fotografia attendibile di una situazione (14001 – EPD, etc); il loro vero valore emerge però quando, partendo da quella fotografia, l’intera azienda si attiva per realizzare uno scenario migliore e più bello, a beneficio di tutti.

Massimo collabora da anni con il Gruppo Sada di Pontecagnano (SA), industria specializzata nella produzione di packaging sostenibile in ondulato e prodotti cartotecnici, nonché tra le aziende che hanno costituito nel 2013 la Rete per il Packaging Sostenibile: 100% Campania.

Qual è la filosofia green di Sada?
Per una azienda di proprietà familiare che opera da quasi 150 anni, la sostenibilità è necessariamente un valore connesso al suo modo di essere e di rapportarsi con il territorio ed i suoi stakeholders, avendo sempre avuto come orizzonte temporale i decenni a venire e non i risultati del prossimo trimestre. L’azienda è caratterizzata da uno storico radicamento territoriale che nel corso degli anni ha creato un rapporto unico con la comunità locale incentrato sulla partecipazione sociale, lo sviluppo di competenze in collaborazione con Università ed Istituti Tecnici, la creazione di posti di lavoro diretti ed indiretti, il rispetto del territorio e dell’ambiente anche in collaborazione con associazioni ambientaliste. Una tradizione di sostenibilità che nel tempo ha visto l’azienda comprendere la necessità di utilizzare le migliori e più moderne best practices globalmente riconosciute per misurare, comunicare e trasferire i risultati delle proprie politiche ed azioni per lo sviluppo sostenibile, oltre a ricercare e sviluppare collaborazioni lungo la filiera per misurare e ridurre le emissioni e per sviluppare progetti di economia circolare.

Per esperienza sappiamo che tante delle aziende del nostro territorio sono intrinsecamente sostenibili per valori, storia e cultura. Quasi sempre adottano accorgimenti, politiche ed investimenti che sicuramente sono coerenti con una politica di sviluppo sostenibile (impianti fotovoltaici, filiere corte, iniziative a favore del benessere del personale e della comunità, efficientamento energetico), azioni che però non sono inserite in un piano complessivo misurabile e comunicabile secondo standard e principi riconosciuti globalmente occorre quindi che si mettano in rete e che creino quella filiera territoriale per la sostenibilità con i consumatori, la società civile e le autorità di governo.
Occorre uno Smart Packaging Sostenibile Territoriale.

Massimo è raggiungibile su www.greeneritalia.it, www.packagingsostenibile.com e massimolombardi@greeneritalia.it