Manca tutto: 118 disperato

Ennesimo appello degli operatori a prefetto e Asl: «Zero mascherine, gli autisti escono a viso scoperto»

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Al 118 che chiama non risponde mai nessuno. Né il prefetto né l’Asl, né la Regione che tanto strombazza informazioni sui social. Continuano, infatti, a mancare le mascherine agli addetti, che rappresentano il primo presidio di vicinanza con chi ottiene soccorso. L’altra notte, un medico non intendeva più uscire in queste condizioni di assoluto rischio, poi ha vinto l’abnegazione. Di mascherine FFPC, quelle cioè che lasciano abbastanza tranquilli dal contagio, ne arriva al 118 soltanto una al giorno. Invece, ne occorrono tre per ogni uscita, da dare in dotazione al medico, all’infermiere e all’autista. Peraltro ciascuna mascherina con queste caratteristiche ha un’autonomia di 6-8 ore, ma ogni turno dura molto di più e gli interventi di ogni staff sono perlomeno 5 o 6, sia di notte che di giorno. Ieri l’ambulanza è dovuta uscire con le mascherine chirurgiche, che non servono a niente per distanziarsi dal coronavirus. Prima di partire a sirene spiegate, lo staff ha inoltrato un nuovo, disperato fax al prefetto, ma non è ancora pervenuta alcuna risposta. Gli eroici addetti si sono, pertanto, organizzati in questo modo: mascherina chirurgica al medico e all’infermiere e l’autista è rimasto a viso scoperto. Un’assurdità, ben al di sotto di ogni soglia di prudenza. Nemmeno un ospedale da campo. Un altro motivo di disappunto è costituito dalla mancata effettuazione del tampone agli addetti. Eppure si tratta di medici e infermieri che hanno incontrato e soccorso casi di Covid 19, così come i test hanno accertato. L’Asl, dopo molte insistenze, continua ad opporre una motivazione formalmente inattaccabile, secondo la quale i decreti del presidente del Consiglio ammettono questo accertamento soltanto per sanitari e parasanitari sintomatici. Ma gli epidemiologi continuano a dire che sono proprio gli asintomatici a diffondere l’infezione. Si naviga nel caos più profondo, ragion per cui anche al Pronto soccorso del Ruggi il tampone non è stato fatto a molti dei medici in prima linea, in un territorio dove gran parte dei contagi si sono sviluppati proprio negli ospedali (vedi Sarno, Nocera).
In questo clima di angoscia, crescono intanto gli attacchi di panico: l’altra notte, gli interventi del 118 hanno dovuto badare anche a questo. Su 7 chiamate, una era per un caso probabile di coronavirus, le altre per crisi psicologiche profonde, che hanno richiesto altro tipo di intervento al fine evitare atti di violenza e di auto-lesionismo.
Ospedali. Intanto, mentre al “Ruggi” non si intravede un approdo per i lavori tendenti ad approntare un luogo di cura adeguato ed esclusivo per il Covid 19 (si ipotizzano perlomeno altre due settimane), a Cava de’ Tirreni domani riprenderanno gli interventi chirurgici ordinari, dopo che per quel presidio si era ipotizzato un centro Covid, poi abortito, con enorme perdita di tempo, il rinvio per una settimana delle normali attività ospedaliere e inutili dimissioni di pazienti in attesa di interventi.
Sindacati. In merito alla mancanza di dispositivi di protezione per gli operatori sanitari, si segnala la lettera che la Cisl Medici ha inviato ai vertici sanitari della provincia di Salerno. «Quotidianamente riceviamo segnalazioni da colleghi esposti al contagio per la mancanza di idonei dispositivi di protezione e duole constatare he le continue promesse sulle dotazioni di sicurezza sono tuttora inevase», si legge. Alla luce di ciò e fuori dalle polemiche, la Cisl medici chiede, a questo punto, «come inderogabile urgenza la somministrazione del tampone nasofaringeo/orofaringeo e/o test rapidi per tutti gli operatori sanitari impegnati nel contenimento dell’infezione da Coronavirus quali quelli del Pronto soccoso, agli operatori del 118, a coloro che operano nei reparti adibiti ai pazienti ricoverati per infezione da Covid 19, ai medici di Medicina generale e Continuità assistenziale; estendendolo gradualmente a tutti gli operatori dei presidi ospedalieri». Inoltre, dato che a giudizio della Cisl manca una strategia chiara nel gestire il problema, si chiede «l’attivazione di una unità di crisi aziendale, in cui siano rappresentati anche esponenti del mondo sindacale, che permetta tempestività ed unitarietà di azioni».
Ricerca personale. Intanto l’azienda ospedaliera prova a trovare soluzioni per gestire la carenza di personale medico in questo particolare momento storico. È stato, infatti, pubblicato un primo avviso atto a recepire manifestazioni d’interesse di medici che vogliono collaborare per i prossimi 6 mesi presso l’azienda ospedaliera. Le figure ricercate sono quelle di anestetista/rianimatore; pneumologo; medico infettivo; medico interno; medico d’urgenza. Le domande dovranno essere inviate entro domani via mail all’indirizzo maria.landi@sangiovannieruggi.it. L’altro avviso riguarda 30 incarichi provvisori a tempo determinato per operatori socio sanitari. Anche in questo la domanda scade domani e potrà essere compilata esclusivamente online registrandosi all’apposita pagina sul sito aziendale. Infine il terzo avviso è relativo al personale in quiescenza disposto a ritornare in campo.

(Tratto da Il Quotidiano del Sud-L’ALTRAVOCE della tua Città)