Il manifesto che annuncia la solidarietà per la morte di Stefano Delle Chiaie

Manifesti funebri per Delle Chiaie, associazione anti fascista chiede l’intervento del prefetto di Salerno e del sindaco di Pontecagnano. Ma intanto, dopo quelli nel centro picentino, necrologi per il “comandante” spuntano anche sul corso principale del capoluogo ed in periferia. A segnalarlo è ancora il blog fascinazione.info, riferendo dei manifesti affissi al corso Vittorio Emanuele. L’iniziativa è confermata dal responsabile locale di Avanguardia Nazionale, Massimiliano Natella. Viceversa, ai «valori della Resistenza» si appella Angelo Orientale, presidente dell’associazione salernitana Memoria in movimento. Sua è una lettera inviata al prefetto Francesco Russo e al sindaco di Pontecagnano, Giuseppe Lanzara. «Con la presente – scrive -, riteniamo doveroso portare la S.V. a conoscenza della circostanza che in occasione del decesso di Stefano Delle Chiaie nel comune di Pontecagnano sono stati affissi dei manifesti funebri firmati da una cosiddetta “Comunità politica di Avanguardia Nazionale”. In realtà l’area dei picentini (quindi non solo il comune di Pontecagnano) non è nuovo a queste “esternazioni”». Orientale evoca i trascorsi di Delle Chiaie, implicato nelle indagini più inquietanti degli anni di piombo – da piazza Fontana alla strage della stazione di Bologna, passando per il Golpe Borghese – ma sempre prosciolto. «Riteniamo inutile soffermarci – sostiene – sulla figura del morto. La sua storia, i sospetti e le inchieste in cui è coinvolto, la sua latitanza e le coperture che ha avuto, il suo “lavoro” svolto con le giunte militari e fasciste del Sud America e tanto altro ancora sono note. Ciò che ci spinge a scriverLa è che il manifesto in oggetto a nostro giudizio è un grave, esplicito, inedito e preoccupante attacco ai valori costituzionali. La nostra Costituzione afferma con forza che la libertà si ferma davanti a chi la usa per riorganizzare o inneggiare al fascismo, o “denigrare i valori della Resistenza”». Il presidente di Memoria in movimento argomenta: «Se infatti è vero che l’art. 21 della Costituzione garantisce la libertà di manifestare il proprio pensiero, è pur vero che le disposizioni di legge s’interpretano non singolarmente e isolatamente, ma inquadrandole nel sistema normativo». A questo, Orientale aggiunge «una “sensazione” che abbiamo»: «Queste persone agiscono e si comportano con una sorte di “garanzia e immunità” al punto tale che arrivano a firmare manifesti pubblici con una sigla disciolta e dichiarata fuorilegge nel 1976 in base alla applicazione della Legge Scelba». Per tali motivi, al prefetto si chiedono «tutte le determinazioni e i provvedimenti utili e necessari a ristabilire la legalità ed il pieno rispetto dei valori fondanti la Repubblica Italiana». Al sindaco, invece, «di formalizzare con atti di Giunta e/o di Consiglio Comunale azioni propedeutiche per fermare questo clima di attacco alla democrazia». In poche parole, vietare gli spazi pubblici «a chi si rifiuta di aderire ai valori Costituzionali».