«Mascherine cinesi e puzzolenti»

La denuncia di Rambaldi (Uil Flp): lamentele dai nosocomi a sud di Salerno. Mancano istruzioni in italiano e l’odore è sgradevole. Personale sanitario preoccupato, segnalazione all’Asl

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Mascherine puzzolenti, con istruzioni in cinese e senza marchio CE negli ospedali a Sud di Salerno. La denuncia arriva dal Cilento e se ne fa portavoce Angelo Rambaldi, sindacalista segretario Sanità della Uil Fpl.
«Questa partita di mascherine per cui ho ricevuto segnalazioni sarà anche idonea, non lo metto in dubbio, ma noi non riusciamo a capirne la provenienza e siamo molto preoccupati dal cattivo odore che emanano le mascherine» – spiega Rambaldi che ha raccolto diverse segnalazioni da parte di infermieri di ospedali del Cilento. La partita di mascherine a cui fa riferimento Rambaldi è arrivata da poco negli ospedali. Dopo i ritardi nelle consegne, che hanno in verità riguardato l’intero Paese, emerge anche questo problema.
Le mascherine senza il marchio CE sono di fatto anche previste dal decreto legge n.18 del 17 marzo 2020 che dedica un intero articolo, il 15, alle “Disposizioni straordinarie per la produzione di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale”, in cui è scritto che «è consentito produrre, importare e immettere in commercio mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale in deroga alle vigenti disposizioni». Insomma, in Italia si è detto sì alle mascherine senza il marchio CE ma a patto che ci sia una valutazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Inail che entro tre giorni dalla ricezione dell’autocertificazione, verificano la presenza di una serie di requisiti e danno l’ok alla commercializzazione.
Ma a preoccupare infermieri e sindacati non è solo il marchio CE assente sulla confezione delle mascherine: «Questi dispositivi di protezione sono chiaramente arrivati dalla Cina, ma, oltre a mancare il marchio CE e lo scudo, abbiamo segnalato anche all’Asl Salerno che emanano un odore a dir poco sgradevole. Anzi, c’è chi è preoccupato: vuoi vedere che uno fa tanto per non contagiarsi con il Covid-19, pur lavorando in ambienti a rischio, e poi si ammala perché le mascherine non sono idonee? Sia chiaro: possono anche essere idonee ma noi, a oggi, siamo preoccupati per il cattivo odore che emanano. Si tratta di dispositivi che vengono indossate da persone che le porta minimo 6 ore al giorno; 12 ore se parliamo della notte. Alcuni infermieri mi hanno segnalato che, per la puzza, è impossibile portare quelle mascherine. Figuriamoci se riescono a indossarle per 6/12 ore al giorno» – spiega Rambaldi.
Sui pacchi di mascherine le informazioni sono scritte esclusivamente in cinese, senza alcun tipo di istruzione in italiano. «Non riusciamo a capire che c’è scritto sopra» – commenta Rambaldi.
Sotto i riflettori è finita l’ultima partita di mascherine chirurgiche inviate ai presidi ospedalieri. Le lamentele, però, al momento sono arrivate solo dalla zona sud di Salerno. «Già è un problema lavorare con mascherine che proteggono gli altri e non chi le indossa: le mascherine si chiamano chirurgiche proprio perché vengono utilizzate in sala operatoria per proteggere il paziente. Ma questo già è sbagliato: il personale sanitario avrebbe bisogno di una fpp2 che è un tipo di mascherina protettiva per chi la indossa. Queste chirurgiche spesso venivano consegnate, per esempio, ai pazienti che arrivano al pronto soccorso. Ma oggi non servono più per i pazienti che arrivano già con le loro mascherine» – spiega Rambaldi.
Ma da chi sono state consegnate? «Non sappiamo, vengono dall’Asl e sono state consegnate dalla direzione dei vari presidi dell’Asl. Solo che non sappiamo da dove sono state prese e abbiamo già chiesto di cambiarle: secondo noi non vanno bene. Ma al momento non abbiamo avuto riscontro. So che però, intanto, sono queste le mascherine che stanno usando quotidianamente: ne viene assegnata una al giorno a tutto il personale sanitario. E le mascherine che sono arrivate ultimamente sono molto diverse da quelle che usate nella prima fase, che erano in giacenza in tutti gli ospedali» – spiega il segretario Sanità della Uil.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)